Immaginate i quattro ragazzini di Stand by Me, pedalare come ossessi sulle loro bici per salvare una bambina vestita come ET; immaginateli catapultarsi in un incubo lovecraftiano, dove mostri degni dell’immaginario di Stephen King popolano i loro momenti di veglia; immaginateli infine districarsi da situazioni rischiose con il potere della telecinesi e strategie d’attacco scovate sui manuali di Dungeons & Dragons: se riuscite a immaginarvi tutto questo avrete un’accurata anteprima di Stranger Things. Quelli citati, insieme a I Goonies, Poltergeist, La Cosa sono, infatti, alcuni dei lavori che hanno ispirato la nuova serie di Netlflix dei fratelli Duffer, e con questi stiamo solo grattando la superficie.\r\n\r\n\r\n\r\nLa serie omaggio è, prevedibilmente, ambientata nel 1983, in una tranquilla cittadina dell’Indiana, in cui i crimini sono scarsi tanto quanto lo sprawl. In questa atmosfera rilassata e suburbana, l’improvvisa scomparsa del piccolo Will getta la città nel panico. Tutti, dall’irascibile detective locale, agli stoici madre e fratello del piccolo, fino ai suoi piccoli amici nerd, si lanciano in una strenua ricerca che li condurrà nei meandri più oscuri di questa, e un’altra, dimensione spazio-temporale.\r\n\r\nAl cuore della vicenda di Stranger Things, c’è il soprannaturale e l’orrorifico, due tratti tipici dei romanzi fantascientifici del secondo dopoguerra e del cinema degli anni ’80. Ed è a cavallo tra quest’epoca d’ora della narrativa e quella posteriore del cinema, che stranger things si divide, portando su schermo quella fascinazione occulta per i ragazzini “strani” (Il racconto di King, I figli del Grano, o il romanzo di John Wyndham, di I figli dell’invasione sono solo alcuni esempi, per una più ampia panoramica guardare qui) da un lato, e per gli eroi, gli avventurieri nerd, dall’altro. Si divide poi nel presentare una minaccia “aliena” pericolossisima e sconosciuta e un’ancora più oscura minaccia umana (da Robert Heinlein ad Arthur C. Clarke fino alla distopia da guerra fredda di Philip Dick, diversi autori della fantascienza classica hanno postulato che sono gli umani, in fondo, ad essere i veri mostri). Questa magnifica fusione solletica il palato raffinato di quei cinefili che erano, anche loro, ragazzini negli anni 80, e di quelli che hanno ereditato i libri lisi di fantascienza della generazione che li ha preceduti.\r\n\r\n\r\n\r\nNel riciclare una mitologia passata, Stranger Things si fa, infatti, forte di una formula collaudata per asservirla ad una trama semplice ma solida. Il romanticismo dell’opera è infatti il suo più grande trionfo ed è da sola in grado di attribuirgli la qualità del classico instantaneo. Parte centrale di questa costruzione poetica sono i protagonisti: una menzione particolare va ai meno esperti della combriccola, dalla star Gaten Matarazzo, che con il suo Dustin omaggia amabilmente Chunk dei Goonies, a Lucas, che arricchisce il suo personaggio con la personalissima aggiunta della bandana di Rambo, dal bravissimo Mike (Finn Wolfhard) risoluto, isterico e languido insieme, fino alla bellissima, androgina protagonista, Eleven (11). Già elevata a personaggio iconico di quest’ultima generazione televisiva, El è una protagonista indimenticabile oltre che una umanissima e riuscitissima deus ex machina. La portata magnetica del suo personaggio (che ricorda la piccola Drew Barrymore di Fenomeni paranormali incontrollabili e la piccola Carol Anne Freeling di Poltergeist), la distacca dagli esempi passati, perchè la giovane El è grande abbastanza e abbastanza consapevole da discernere il bene dal male e riuscire emanciparsi dai suoi sovrannaturali poteri per un bene superiore.\r\n\r\n\r\n\r\nInfine, guardare una favola dai tratti tanto noti come questa è come essere messi di nuovo messi davanti al mito di Babbo Natale; i ragazzini che furono negli anni ’80 non possono che sospendere ancora l’incredulità quando si trovano al cospetto del Demogorgon, trattenere il respiro quando i loro beniamini sono in pericolo, catapultarsi giù dal divano per il salto nel’altra dimensione. Perchè Stranger Things è prima di tutto un prodotto che si colloca cronologicamente in maniera strategica, facendo appello ad un immaginario che il suo pubblico troverà nostalgicamente familiare. In più, con l’immediatezza del suo candore e un ritmo mai calante, riesce dove in tanti altri lavori citazionisti hanno fallito (coff coff… Fringe.. coff); ricalca e supera il successo delle serie antologiche tanto popolari negli ultimi anni (American Horror che?); rimane, infine, un pezzo unico di un panorama televisivo sempre più ampio e sempre più d’intrattenimento: quello Netflixiano.\r\n\r\n 

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