Il 2019 sarà, stando a programmi e annunci, l’anno zero per la sanità pugliese, quello del cambiamento. Tra piano ospedaliero portato a termine, riforma del 118 e dei pronto soccorso, assunzioni e potenziamento della medicina territoriale, in Puglia il settore sanitario dovrebbe mutare. Meno ospedali, più centri di eccellenza e maggiore servizi a livello territoriale.

Piano ospedaliero

A due anni dalla sua approvazione, il piano di riordino ospedaliero è ormai in fase di chiusura. Ecco la nuova mappa degli ospedali pubblici: sono complessivamente dieci le strutture chiuse e trasformate in presidi territoriali (Pta), altri undici centri sono stati fortemente ridimensionati. Cinque, invece, gli ospedali “Hub”, cioè di eccellenza e punto di riferimento per una intera provincia; 13 gli ospedali di “I livello”. In sostanza, sono una ventina le strutture chiuse o declassate, mentre l’assistenza ospedaliera si reggerà su una rete di 18 centri. I cinque “hub” sono il Policlinico di Bari, Ospedali Riuniti di Foggia, Santissima Annunziata di Taranto, Perrino di Brindisi e Vito Fazzi di Lecce. Le 13 strutture di “I livello”, invece, si trovano a Gallipoli, Scorrano, Francavilla Fontana, Martina Franca, Castellaneta, San Paolo, Di Venere, Monopoli, Altamura, Andria, Barletta, San Severo e Cerignola. Gli ospedali di “base” sono 11 e si trovano a Casarano, Galatina, Copertino, Ostuni, Manduria, Putignano, Terlizzi, Corato, Bisceglie, Lucera e Manfredonia. In questi centri sono presenti solamente i pronto soccorso e i reparti di medicina, chirurgia, ortopedia e il servizio di anestesia. Infine, sono 10 gli ospedali chiusi definitivamente e trasformati in Pta (presidi di assistenza territoriale): Mesagne, San Pietro Vernotico, Massafra, Grottaglie, Triggiano, Conversano, Molfetta, Canosa, Trani, Fasano. Ogni Pta avrà una propria “vocazione”.

Ospedali di comunità, cosa sono?

Oltre 4.500 ore settimanali in più di specialistica ambulatoriale per ogni Asl, nascita degli ospedali di comunità e, al posto degli ospedali dismessi, creazione di 33 Presidi territoriali di assistenza (Pta): è questo il progetto per potenziare la medicina territoriale. Dal 2019, le Asl avranno 10 milioni in più all’anno da destinare alla specialistica ambulatoriale per aumentare il numero di medici e di ore. L’obiettivo è ridurre il tasso di ospedalizzazione e il ricorso ai pronto soccorso, consegnando ai pugliesi delle alternative per l’assistenza primaria e intermedia. Dalla chiusura di 33 ospedali nascono altrettanti Presidi territoriali di assistenza (Pta): sono strutture che in altre regioni si chiamano Casa della salute e che in Puglia rappresenta la “seconda vita” degli ospedali dismessi. Devono rappresentare la “porta di accesso” dei cittadini ai servizi di assistenza. Ogni Pta avrà un set minimo di servizi, cui si potranno aggiungere, di volta in volta, funzioni ulteriori come, ad esempio, la lungodegenza. La giunta Emiliano ha approvato anche il testo del Regolamento che definisce su base regionale l’organizzazione, il funzionamento ed i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi dell’ospedale di comunità, di cosa si tratta? In sostanza, è un centro territoriale di ricovero breve rivolta a pazienti che, a seguito di un episodio acuto o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio. Una sorta di assistenza domiciliare allargata. La struttura avrà un numero molto limitato di posti letto, comunque non superiore a venti. Infine, il governo Emiliano ha dato il via libera all’aumento del 15% del monte ore di specialistica ambulatoriale per ogni Asl. Si tratta di oltre 4.500 ore settimanali in più che dovranno essere garantite da specialisti all’interno dei Pta. Le branche individuate sono: cardiologia, pneumologia, endocrinologia e diabetologia, oculistica, neurologia ed ortopedia.

Il 118 e pronto soccorso

Anche la rete dei pronto soccorso e il 118 sono destinata a cambiare. L’ipotesi è quella di lasciare attivi solo i pronto soccorso che superano i 20mila accessi l’anno, quindi 9 strutture potrebbero chiudere per essere trasformate in Punti di primo intervento territoriali (Ppit). I Ppit, articolazione del 118 e dotati di ambulanza medicalizzata, potrebbero essere complessivamente 38, sei in più degli attuali: 17 a Bari, 7 a Foggia, 4 nella Bat, 3 a Taranto, 5 a Brindisi e 3 a Lecce. Cosa accadrà, invece, al 118? Ci sono diversi step e un percorso che dovrebbe durare due anni: nel 2019 le Asl dovranno portare a termine concorsi e assunzioni. Sono poco meno di 5mila i lavoratori che saranno assorbiti e assunti da una nuova agenzia per l’urgenza-emergenza. L’Agenzia centrale (Areu) sostituirà gli attuali sei dipartimenti delle Asl e si creerà una sorte di rete unica che dovrebbe essere operativa entro gennaio 2020.

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