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Circa 350 milioni di euro di Iva non versata durante l’attività di incrocio di domanda e offerta di appartamenti e stanze tra privati. E’ su questa base che lavora la procura di Genova in merito al sito Booking.com, in relazione agli anni che vanno dal 2013 al 2019.

Secondo gli inquirenti, la stima si basa sulla crescita registrata dal sito di prenotazioni nell’ultimo periodo e tiene conto di un danno duplice all’industria e al Paese: da una parte, la concorrenza sleale a chi il balzello lo applica. Dall’altra, il mancato gettito per le casse pubbliche.

L’inchiesta di cui scrive il Sole 24 Ore dovrebbe portare a breve all’iscrizione nel registro degli indagati di alcune persone. Già negli anni e poi nei mesi scorsi si erano accesi i fari degli inquirenti su questo tema, ma le cifre che erano circolate erano di ordine inferiore perché si limitavano al periodo fino al 2017 (si parlava di 150 milioni).


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