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“L’inchiesta che ha portato all’arresto di 99 persone, la maggior parte operante nel quartiere Libertà di Bari, se da una parte è segno che la giustizia è viva ed opera grazie al lavoro di magistrati e forze nell’ordine, dall’altra mi indigna molto”. A parlare è Don Francesco Preite, parroco della chiesa del Redentore di Bari che, a seguito della notizia del duro colpo inferto dalla giustizia al clan Strisciuglio due giorni fa, lancia un appello alla cittadinanza e alle istituzioni affinché non cali l’indifferenza su quanto accaduto.

“Mi riferisco alla presenza di giovanissimi, arrestati nell’operazione “vortice maestrale”, che testimonia la capacità di attrazione del male – precisa il parroco – L’appartenenza mafiosa diventa per molti ragazzi una straordinaria occasione di riscatto esistenziale e sociale”.

Don Francesco Preite fa riferimento, in particolare, ad un passaggio degli atti di indagine in cui i magistrati parlano di “giovani pronti a scalare le gerarchie del clan affermandosi “indubbiamente come singolari modelli criminali (pur giovanissimi)”. Ragazzi che, in effetti, diventano a loro volta cattivi maestri, spiega il parroco, “in una parabola al rovescio del sogno raccontato da don Bosco: ove i lupi diventavano agnelli e poi pastori di altri giovani. Basta questa evocazione per cogliere tutta l’indignazione, il dolore e la sofferenza nel vedere nostri giovani in preda alla criminalità organizzata – prosegue – Nostri perché vivono il nostro quartiere, la nostra città, il nostro sud.

Il prete porge allora alla comunità domande per le quali sono necessarie risposte concrete. “La questione nasce quando il sogno di un giovane, anche di un solo giovane, non trova altre possibilità di affermazione e di protagonismo se non scalando la gerarchia del clan organizzato, potente, spietato che riconosce i gesti criminali compiuti – racconta – la repressione è soltanto il primo passo: è giunto il momento che tutti insieme riempiamo gli spazi sottratti dall’egemonia mafiosa, curando fragilità e vulnerabilità sociali, offrendo un modello di vita fondato sui valori della libertà, uguaglianza e solidarietà, che sono il più importante patrimonio educativo della nostra stupenda carta costituzionale”.

Don Francesco Preite lancia allora alle istituzioni locali e alla comunità la sfida culturale di un risanamento a partire da tre passi fondamentali: potenziamento della scuola e dei percorsi formativi nel quartiere Liberà, per ridurre al minimo il fenomeno della dispersione scolastica; potenziamento delle strutture e dei centri educativi, abbattendo le disuguaglianze. E, ancora, rafforzamento del legame tra formazione professionale e imprese, coinvolgendo le realtà del territorio nell’investire nella formazione dei giovani, nell’apprendistato con la possibilità di dare concretezza al lavoro giovanile.

“Questi tre passi vanno fatti insieme, come noi e non come singolo, come comunità nella quale ci sono persone, enti, associazioni, Stato. È solo l’inizio di un cammino che la comunità cittadina deve compiere insieme, senza dividersi, senza ricercare spasmodicamente il consenso, senza paura”, conclude il parroco.


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