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“Teddy, che a tanti può sembrare un comune peluche, è uno spiraglio di tenerezza che ha reso una culla piena di fili e tubicini, vagamente somigliante a quella che una mamma sogna per la propria figlia”. A parlare, tramite un lungo e commosso post pubblicato su Facebook, è Anna Santoro, una neo-mamma barese, che ha scelto di condividere sui social la sua esperienza lunga oltre due mesi nel reparto di Neonatologia e Terapia intensiva Neonatale del Policlinico di Bari.

Questa immagine, che a molti può sembrare la foto di una bimba qualunque in una culla qualunque, racchiude tanti aspetti, negativi e positivi, di quello che è stato il nostro percorso di quasi due mesi qui – spiega la mamma – Ci sono elettrodi, sondino, sensore, ansie, paure, ostacoli, notti insonni, pianti. Ma sono gli aspetti positivi quelli su cui ci siamo allenate a concentarci”. È qui che la donna elenca una serie di lati positivi che hanno alleviato la degenza di mamma e figlia. A partire proprio da Teddy, l’orsetto di peluche compagno di culla della piccolina.

“Tra gli aspetti positivi c’è un’infinità di persone a cui dobbiamo davvero tanto – prosegue – in primis il primario di neonatologia Nicola Laforgia che ha accolto il caso di Angela senza esitare, che presente quasi quotidianamente tra noi mamme ci fa sentire meno spaesate, sempre rassicurate da una figura di riferimento alla quale poterci rivolgere sempre”. E ancora, ricorda l’impegno di tutti i medici e delle infermiere del reparto. “E poi ci sono loro, le mamme appunto, che se già singolarmente rappresentano delle forze della natura, unite moltiplicano la loro potenza – spiega Anna Santoro – Solo le mamme che vivono in TIN o in sub possono davvero capirsi. Crollano tutte le barriere, tutte le maschere, ci si salva un po’ a vicenda…

E poi ultimi, come la più classica ciliegina sulla torta, ci sono questi piccoli guerrieri che inconsapevolmente racchiudono nei loro corpicini una forza che nessuno al mondo può neanche lontanamente immaginare. Al contrario di noi adulti combattono delle battaglie assurde e dopo un po’ tornano a sorridere come se non fosse successo nulla”, conclude.

La donna racconta di un’esperienza complessa, costellata di difficoltà, dalla quale però porterà con sé il ricordo di tutti coloro che hanno condiviso anche solo in parte il suo percorso. “Devi sapere – racconta alla sua piccola bambina – che ci sono state tante belle persone nel nostro percorso. Includo anche la caposala che mi ha concesso di starti accanto fisicamente, la ragazza che prima di me era in stanza e mi ha concesso di tenere il suo frigo senza nemmeno conoscermi, la signora che ha trovato il mio cellulare quando l’ho perso e il ragazzo della security che me lo ha restituito evitandomi di perdere tutte le tue foto, alle signore della cucina che mi hanno fatto uscire il puré di patate dalle orecchie, l’associazione I Folletti Laboriosi che regala gadget e sorrisi ai cuccioli del reparto rallegrando le loro culle e le giornate delle mamme. E tutte queste persone gentili a noi non dovevano nulla, lo hanno fatto e basta! – spiega – grazie davvero a tutti. Io sono convinta che anche se forse non comprende appieno tutto quello che avete fatto per lei, lei porterà le vostre voci e i vostri volti che ha sempre guardato con tanta curiosità, sempre in un angolino del suo cuore!”.


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