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«Avere tutto non significa avere la felicità?». Martedì 3 agosto, alle ore 21 alla parrocchia Santa Famiglia di Taranto, in via Lago di Albano al quartiere Salinella, la La luna nel letto presenta “Jack e il fagiolo magico”, testi, regia e scene Michelangelo Campanale, da un’idea di Maria Pascale, con Maria Pascale, assistente alla regia Annarita De Michele, assistente alla scenotecnica e costumi Maria Pascale, voce registrata Lorenzo Gubello, registrazioni audio Michelangelo Volpe, per il cartellone “in Cortile: il teatro ragazzi” promosso dal Teatro Pubblico Pugliese e dal Comune di Taranto, in collaborazione con il Crest.

«Ve l’hanno mai detto che dei semplici fagioli possono essere magici? Così magici da farci arrivare in cielo? Ve lo hanno mai detto che si può correre a più non posso sulle nuvole? Che non bisogna essere grandi e non c’è neppure bisogno del permesso? E ve lo hanno mai detto che tra le nuvole si può trovare di tutto, anche un grande castello, e che nel castello…? Cosa può accadere tra terra e cielo, si potrebbe raccontare per ore! Una cosa è certa: quando sulla terra le cose si complicano, si può sperare nel cielo e, statene certi, tutto si trasforma in una grande avventura! Parola del piccolo Jack!», dalle note di produzione della compagnia teatrale di Ruvo di Puglia.

Ispirato ad una fiaba della tradizione orale inglese – la prima pubblicazione apparve nel libro “The History of Jack and the Bean-Stalk”, stampato da Benjamin Tabard nel 1807 – lo spettacolo narra la storia di un bambino che pur essendo piccolo riesce a trovare il lieto fine alle sue disavventure, guidato dal suo istinto, dalla sua fiducia nella vita e dalla sua intelligenza.

Per raccontare la storia di Jack, Maria Pascale ha messo a disposizione tutta la sua esperienza di attrice, burattinaia e macchinista. Il connubio con il regista e scenografo Michelangelo Campanale ha dato vita ad uno spettacolo teatrale che si regge sulla commistione dei linguaggi: la voce della narratrice, le voci dei burattini, degli oggetti e la musica si intrecciano ad una macchina scenica di piccole dimensioni, raffinata, intrisa di dettagli, marchingegni, giocattoli, segni, sguardi e visioni pittoriche. Il risultato è un grande gioco nel quale sembra che sia la materia da sola a prendere corpo, a prendere parola, animandosi per necessità, come accade nelle fiabe che per fortuna si raccontano ancora, da sempre e per sempre.


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