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Liste d’attesa, nel Barese ancora tempi troppo lunghi. Cisl: “Dati inaccettabili, il recall non basta”

La denuncia del sindacato: “Il diritto alla salute non può diventare un privilegio per chi può pagare”

Pubblicato da: redazione | Mar, 14 Luglio 2026 - 16:12
sala attesa

Liste d’attesa ancora troppo lunghe nella provincia di Bari e dati definiti “inaccettabili” dalla Cisl territoriale. A denunciare la situazione è il segretario generale della Cisl di Bari, Giuseppe Boccuzzi, commentando i dati ufficiali relativi al mese di maggio 2026 sui tempi di attesa per le prestazioni sanitarie nell’area barese. Il quadro riguarda Asl Bari, Policlinico, Irccs Giovanni Paolo II, Irccs Maugeri, Irccs De Bellis, ente ecclesiastico Miulli e privato accreditato. Secondo il sindacato, i numeri “fotografano una situazione gravissima e non più tollerabile”.

Su 70.770 prestazioni di primo accesso prenotate, 67.543 risultano associate alla garanzia dei tempi massimi. Tuttavia, per gran parte delle visite e degli esami, le percentuali di rispetto delle priorità restano molto basse. Nel mirino della Cisl finisce anche l’operazione di recall avviata negli ultimi mesi dalla Regione Puglia. Una misura che, secondo Boccuzzi, ha consentito di contattare e anticipare una parte delle prenotazioni, ma non ha prodotto il miglioramento strutturale atteso dai cittadini. “La stessa Regione ha comunicato oltre 230mila cittadini contattati e più di 130mila prestazioni anticipate a livello regionale”, osserva Boccuzzi. “Ma i dati dell’area barese dimostrano che il problema non può essere affrontato soltanto attraverso operazioni straordinarie e temporanee”.

Tra gli esempi indicati dal sindacato c’è la prima visita cardiologica. Soltanto il 24,73% delle prestazioni urgenti verrebbe garantito entro tre giorni. La percentuale scende al 17,35% per la classe breve, con una mediana di 43 giorni di attesa, arriva al 17,01% per la classe differibile, con 157 giorni, e al 22,83% per la programmata, con una mediana di 334 giorni. Criticità vengono segnalate anche per le visite oculistiche, ortopediche, neurologiche, otorinolaringoiatriche e fisiatriche, con percentuali di rispetto delle priorità comprese tra il 10 e il 30%. La Cisl di Bari denuncia inoltre il blocco del confronto con la Asl Bari, intervenuto dopo l’insediamento del nuovo governo regionale. Secondo il sindacato, questo stop avrebbe congelato il percorso costruito nei tavoli negoziali avviati in attuazione del Protocollo regionale del 2 maggio 2023.

Quel confronto, spiega Boccuzzi, aveva portato alla definizione di soluzioni concrete e alla predisposizione dei percorsi di tutela per i cittadini ai quali il servizio sanitario non riesce a garantire la prestazione entro i tempi previsti. “È una situazione paradossale e socialmente ingiusta”, denuncia il segretario della Cisl di Bari. Secondo le valutazioni del sindacato, circa un cittadino su due finirebbe ormai per rinunciare, rinviare oppure acquistare privatamente visite ed esami che dovrebbero essere garantiti dal servizio pubblico. Il tutto, aggiunge Boccuzzi, mentre gli stessi cittadini saranno chiamati a sostenere l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, “pagando un conto sempre più pesante senza ricevere in cambio servizi sanitari adeguati”. “Non accetteremo che il diritto alla salute venga trasformato in un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare”, afferma Boccuzzi.

La Cisl di Bari chiede quindi l’immediata riapertura del confronto con Asl Bari e Regione Puglia, l’attivazione senza ulteriori rinvii dei percorsi di tutela, piena trasparenza sui tempi effettivi di erogazione delle prestazioni e l’individuazione delle responsabilità gestionali nei casi di mancato rispetto sistematico delle priorità. “Il diritto alla salute”, conclude Boccuzzi, “non può essere messo in lista d’attesa”.

Foto Freepik

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