Quella notte di fine febbraio, un viaggio sul treno regionale Foggia‑Bari si è trasformato in un incubo per un ragazzo di 19 anni, circondato e aggredito da un gruppo di minorenni. Non era una lite qualsiasi, né uno scherzo sfuggito di mano: la violenza è esplosa in uno spazio stretto, senza vie di fuga, e con una determinazione inquietante da parte dei giovani aggressori, che hanno poi pubblicato il video sui social.
A raccontare nei dettagli l’accaduto è il padre della vittima, Vincenzo Rizzi, con un lungo post su Facebook dove emergono insieme la rabbia per quanto successo e la profonda ammirazione per il comportamento del figlio. “Sono orgoglioso di tutti e tre i miei figli. Fin qui, direte, è normale: credo che la maggior parte dei genitori lo pensi, anche senza bisogno di spiegarne il motivo. Eppure questa volta voglio farlo, perché quello che è accaduto mi ha lasciato addosso una gratitudine enorme e, insieme, una rabbia lucida: di quelle che ti costringono ad andare a fondo, a chiederti che cosa stia diventando normale”, scrive Rizzi.
Il ragazzo, descritto dal padre come alto, allenato e con un carattere equilibrato, si trovava sul treno diretto a Bari con la mente già proiettata a una serata tranquilla con la fidanzata. La calma iniziale è stata interrotta quando, alla fermata di Trani, è salito un gruppo di circa quindici giovani che ha subito imposto il proprio dominio, disturbando e intimidendo chiunque si trovasse sul convoglio. Il ragazzo è diventato il loro bersaglio: circondato, colpito da più lati, minacciato con parole cariche di violenza, ha reagito in un modo che il padre definisce con orgoglio e dolore insieme: non ha risposto alla violenza, ma ha cercato di proteggersi, restare lucido e contenere i danni.
Il viaggio non è finito con la fermata successiva: una volta sceso a Bisceglie, il giovane è stato inseguito e colpito ancora, riuscendo solo grazie all’intervento di un passante a risalire sul treno. Con il volto tumefatto, un dente scheggiato e lo shock addosso, è stato costretto a contattare la polizia con un telefono prestato da un altro viaggiatore, dopo che il suo era stato rubato durante l’aggressione. La notte si è conclusa con una corsa dal Foggia a Bari, visite e controlli al Policlinico, sguardi che cercano di sostenersi e una famiglia improvvisamente proiettata in una realtà drammaticamente concreta.
Rizzi sottolinea anche la professionalità degli agenti della Polfer di Foggia, che hanno seguito la denuncia dettagliata presentata dal figlio. “Ora mi auguro che le indagini, anche attraverso le telecamere di stazioni e treni, permettano di identificare i responsabili e che chi deve valutare i fatti ne colga la gravità reale: non è stata una ‘ragazzata’, non è stata una lite; è stato un attacco in gruppo, con minacce e accanimento, che avrebbe potuto avere conseguenze molto più serie”, scrive.
Il post del padre non è solo il racconto di una violenza, ma una riflessione sulla responsabilità e sulla civiltà. “Dicevo che sono orgoglioso dei miei figli, e sì, lo sono sempre stato. Ma dopo quella notte lo sono in un modo nuovo: perché ho visto, attraverso il racconto e i fatti, che cosa significa restare umani quando intorno a te qualcuno sceglie il contrario. E proprio per questo mi viene una domanda, semplice e scomoda, che non riesco a tenere per me: i genitori di quei ragazzi, di fronte a ciò che hanno fatto, possono dire di essere fieri? E chi, quella sera, aveva un ruolo e un dovere minimo di tutela sul treno, può dirsi soddisfatto di come ha agito?”