L’ex consigliere regionale della Puglia Giacomo Olivieri, in occasione della campagna elettorale per le amministrative baresi del 2019, si rivolse a tre clan di Bari per raccogliere voti (a pagamento) in favore della moglie, Maria Carmen Lorusso, poi effettivamente eletta in Consiglio comunale.
È quanto ritiene di aver accertato il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle 1723 pagine con cui ha motivato le 103 condanne inflitte lo scorso settembre per gli imputati, coinvolti nell’inchiesta della Dda “Codice interno”, che avevano scelto il rito abbreviato. Olivieri risponde di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione ed è stato condannato a nove anni. La moglie è a processo a dibattimento. Nell’inchiesta è emersa anche la pesante infiltrazione mafiosa nell’Amtab, la municipalizzata dei trasporti barese, definita dal gup “l’ufficio di collocamento” del clan Parisi. L’inchiesta svelò i presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria cittadina e mise in luce le attività della criminalità organizzata, soprattutto del clan Parisi-Palermiti di Japigia, nel traffico di droga, nelle estorsioni e in materia di armi. I boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti sono stati condannati a 11 anni di reclusione. Nel febbraio 2024, nell’ambito di questa inchiesta, furono eseguite 130 misure cautelari.
“La scelta degli interlocutori da parte di Oliveri”, scrive il gup, trova “fondamento nella notorietà criminale dei promittenti riconducibili ad un’organizzazione mafiosa, e nella consapevolezza delle modalità attraverso cui sarebbe stata organizzata la raccolta dei voti”. Per il giudice, quindi, Olivieri si sarebbe quindi reso protagonista di “tre distinti accordi elettorali con altrettante frange della criminalità organizzata, accomunati dal medesimo disegno criminoso volto a sostenere la candidata Lorusso”. Nel farlo, Olivieri avrebbe mostrato una “significativa spregiudicatezza criminale”: “Non solo è emersa la spavalderia dell’Olivieri, ma anche una sua particolare attitudine a comportamenti mafiosi”, scrive il gup.
L’inchiesta, tra le altre cose, convinse il Viminale a nominare una commissione d’accesso per valutare possibili infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale di Bari (poi escluse), e questo soprattutto per la presenza di numerose persone legate ai clan nell’Amtab, la municipalizzata dei trasporti. In particolare, per il gup, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia “evidenziano la colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e la trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso per ragioni di parentela o di amicizia”. Un fenomeno ancora più grave “se si considera che l’infiltrazione all’interno della più grande azienda municipalizzata” pugliese “è stata resa possibile, quantomeno, da una forma di apparente tolleranza da parte dei suoi amministratori”, che invece avrebbero sottovalutato il problema. L’Amtab è in amministrazione giudiziaria da più di due anni.