Giornata speciale per AncheCinema Bari che oggi spegne 10 candeline. Una ricorrenza significativa sia per i gestori, sia per tutte le persone che in questi anni hanno frequentato il luogo che lentamente si è trasformato diventando prezioso per la comunità e per i baresi tra attività culturali, sociali e anche corsi, oltre che cinema.
“È una ricorrenza significativa per me – ha commentato Andrea Costantino – per la società AncheCinema che rappresento e per tutti coloro che in questi anni ci hanno aiutato e supportato, credendo in questi sogno che si è fatto impresa. I festeggiamenti sono rimandati a quando chiuderemo il prossimo importante capitolo: l’inaugurazione del nuovo Jolly”.
Qui di seguito il comunicato redatto per l’occasione in cui i gestori spiegano, in sintesi, questi dieci anni di attività. “Nel dibattito sulla sostenibilità delle imprese culturali italiane, il caso AncheCinema merita attenzione non solo per la continuità dell’attività, ma per la natura del modello costruito in questi anni. La società, attiva dal 2001 e con l’attuale denominazione dal 2013, è oggi riconosciuta dal Ministero della Cultura come organismo di programmazione multidisciplinare, gestisce quattro spazi tra Bari e Acquaviva delle Fonti e affianca alla programmazione teatrale e cinematografica anche la produzione audiovisiva e live, compreso Shrek il Musical TYA e Mario Margiotta in tour nazionale.
Il primo elemento di interesse è la traiettoria di sviluppo. Nei materiali predisposti per il decennale, AncheCinema rivendica la crescita di tutti gli indicatori principali: collaborazioni attive, dipendenti, fatturato, sedi coinvolte nella gestione e competenze maturate dallo staff. Per una PMI culturale radicata nel Mezzogiorno, questo dato segnala una capacità non scontata di consolidamento strutturale.
Il secondo elemento riguarda il patrimonio culturale e urbano. Nel 2016 la società recupera l’ex Cinema Royal, edificio del 1921 che aveva ospitato dal 1935 il Cinema dei ferrovieri e che, come altre grandi monosale baresi, rischiava la demolizione o una trasformazione irreversibile. Grazie a una mediazione avviata nel 2015, l’immobile viene svincolato e preso in gestione, per poi essere trasformato in un centro culturale polifunzionale tecnologicamente avanzato. Nel 2020 la società prende in gestione anche l’ex Cinema Jolly, storico d’essai cittadino chiuso dagli anni Novanta, riaperto nel 2024 per una mostra immersiva e destinato a diventare entro il 2026 un nuovo centro culturale con sala prove, sala di registrazione, arena estiva e sala teatrale-cinematografica.
Dal punto di vista gestionale, AncheCinema si è progressivamente configurata non come sala singola, ma come piattaforma culturale multi-spazio. Oltre al Teatro AncheCinema di Bari, la società gestisce il Teatro Comunale Luciani di Acquaviva delle Fonti, l’Anfiteatro della Pace e il Jolly. Questa articolazione territoriale amplia la capacità di programmazione, diversifica il rischio e rafforza la posizione dell’impresa come soggetto in grado di produrre continuità e impatto diffuso sul territorio.
Un altro aspetto distintivo è l’investimento tecnologico e funzionale. Il Teatro AncheCinema viene descritto come uno dei primi teatri polifunzionali d’Italia, dotato di impianti audio avanzati, sistemi per streaming, laser show, videomapping e configurazioni multiple della sala. Dal 2018, grazie al sistema di smontaggio delle poltrone, dispone di licenza per eventi in piedi oltre che per l’assetto seduto. In termini di business model, questa flessibilità consente di intercettare pubblici diversi, ospitare format eterogenei e aumentare il tasso di utilizzo dell’infrastruttura, favorendo la contaminazione dei contenuti.
Il capitolo dell’accessibilità rappresenta un ulteriore fattore competitivo e reputazionale. La sala principale ospita una platea per 44 carrozzine con accompagnatori, raggiungibile senza barriere e con visuale centrale; a questo si aggiungono accessibilità del palco, camerino per artisti con disabilità, impianto per audiolesi e percorso per ipovedenti. In un settore in cui l’accessibilità è spesso trattata come requisito formale, AncheCinema la trasforma in carattere identitario del proprio posizionamento.
Sul piano della filiera, l’impresa ha costruito anche una funzione formativa. Il teatro ospita e supporta realtà come il DAMS dell’Università di Bari, Accademia Artisti, RFI, Metodo Magistrato e Compagnia del Sole, Anonima GR, oltre a collaborazioni stabili con soggetti del territorio. Questo consente di leggere AncheCinema non soltanto come operatore di programmazione, ma come nodo di produzione di competenze e di accompagnamento professionale.
La società mantiene inoltre una dimensione produttiva autonoma. Il percorso parte da Andrea Costantino Produzione Video, avviata nel 2001, e attraversa produzioni premiate e selezionate in festival internazionali, fino ad arrivare alle attività più recenti nel live e nell’audiovisivo. Nei materiali preparatori si segnala inoltre che nel 2024 la coproduzione di Shrek si trasforma in produzione piena; contestualmente entrano in una progettazione Art Bonus anche altre produzioni artistiche e progetti rivolti agli studenti.
Il tema dell’Art Bonus è rilevante anche sotto il profilo della leva finanziaria. Nei testi preparatori viene evidenziato come questo strumento abbia permesso di rafforzare una logica di investimento sociale misurabile in termini di fruizione e impatto educativo: il progetto DOREMUSICAL. L’idea di fondo è che la cultura possa essere insieme sostenibile, accessibile e capace di generare partnership stabili con soggetti privati.
Naturalmente, il percorso non è stato lineare. La pandemia emerge come uno snodo critico: senza i fondi ristoro regionali e ministeriali, la struttura non avrebbe superato quei due anni. Ma il dato interessante è che la risposta non si limita alla sopravvivenza passiva: mostre, collaborazioni artistiche, nuove battaglie sulla programmazione cinematografica, acquisizione di ulteriori spazi e prosecuzione degli investimenti testimoniano una strategia di rilancio, non solo di difesa.
Sotto il profilo più strettamente imprenditoriale, il tratto forse più originale del caso AncheCinema è la scelta patrimoniale. Nei materiali del decennale si insiste sul fatto che non si tratti di un teatro ereditato né sostenuto da una multinazionale, ma di una piccola e media impresa che ha scelto di acquistare muri e immobili, assumersi mutui e puntare sulla longevità dell’investimento. È una posizione controcorrente, soprattutto in una fase storica in cui molte attività culturali privilegiano formule più leggere e più dipendenti da finanziamenti a breve termine.
È proprio da qui che emerge la tesi più ampia contenuta nel racconto dei dieci anni: AncheCinema vuole proporsi come modello che tutela non solo progetti e fatturato, ma persone, competenze, talenti e lavoro culturale. In uno scenario segnato dall’intelligenza artificiale e dalla crescente standardizzazione dei processi, la società rivendica una scelta diversa: difendere il valore dell’intelligenza umana, collettiva, creativa e relazionale come vero capitale distintivo dell’impresa culturale.
In questa prospettiva, AncheCinema non rappresenta soltanto una storia locale di successo, ma un vero caso di studio su come una PMI culturale possa combinare rigenerazione urbana, accessibilità, patrimonializzazione, formazione e produzione originale. In altre parole, non solo un luogo di spettacolo, ma un’infrastruttura culturale capace di generare occupazione, indotto, reputazione territoriale e sviluppo di capitale umano”.