Un militare che ha dedicato oltre trent’anni della propria vita al servizio della Marina si è spento troppo presto, vittima di una malattia che avrebbe potuto essere prevenuta. Francesco Pantaleo, maresciallo e meccanico navale, ha prestato servizio dal 1977 al 2009, esponendosi quotidianamente alle fibre di amianto presenti sulle navi, in particolare nelle sale macchine dove le operazioni di manutenzione sollevavano vere e proprie “nuvole di polveri nocive”. La diagnosi di mesotelioma pleurico è arrivata nel 2021 e, dopo tre anni di malattia, Pantaleo è morto nel 2024.
Il Tribunale del lavoro di Bari ha riconosciuto il suo status di vittima del dovere e ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire i familiari con circa 285mila euro, somma che comprende anche assegni vitalizi per la vedova e gli orfani. La sentenza, depositata il 27 novembre e ormai definitiva, è una presa di coscienza della responsabilità dello Stato nei confronti di chi ha servito il Paese in condizioni di rischio non sempre adeguatamente gestite.
Non si tratta dell’unico procedimento aperto: i familiari di Pantaleo hanno infatti avviato altre due azioni legali. Una è davanti al TAR Puglia per il risarcimento dei danni subiti direttamente dal maresciallo, l’altra presso il Tribunale civile di Roma per i danni sofferti dai familiari. Una vicenda dolorosa, che mette in luce le difficoltà ancora esistenti nel riconoscere e tutelare chi, nel corso del servizio, affronta rischi gravissimi per la propria salute.