Stop ai clacson per le doppie file selvagge, con una app si trova l’automobilista indisciplinato

L'invenzione di tre calabresi che l'hanno rilanciata in tutto il mondo. Richieste sono arrivate anche da Los Angeles e dall'India


Basta un click per trovare il proprietario di una macchina, ad esempio, parcheggiata in doppia fila e invitarlo a spostarla al più presto. Dalla Calabria arriva “Targa” una nuova app che, seguendo un pò l’esempio di Facebook, mira a creare un database di utenti che si iscrivono esclusivamente indicando la targa della loro macchina. In caso di doppia fila, di parcheggi selvaggi o semplicemente per avvertire il proprietario di qualsiasi cosa inerente il mezzo (un incidente, un graffio, un furto) basterà ricercare il numero e inviare un messaggio privato. Gli utenti sono garantiti dall’anonimato.

Ad illustrare la piccola rivoluzione Giovanni Magliarella di Rossano, in provincia di Cosenza, il creatore, insieme ad altri due amici, della app.

“Tutto è nato dal fatto che spesso si sentono macchine che suonano, in doppia fila, camion che non passano – ci racconta Giovanni – abbiamo quindi deciso di progettare questa applicazione.  Funziona così: se trovo una macchina che sta dietro la mia e non mi permette di uscire, al momento l’unico modo per avvisare il conducente è strombazzare con il clacson. Se si installa la app, invece il proprietario viene trovato. Nessuno sa chi è. Resterà sempre anonimo”.

Ovviamente la app per funzionare ha bisogno di un numero sempre più alto di registrazioni. “Un pò come Facebook – spiega ancora – all’inizio c’erano pochi utenti, poi è diventata di sviluppo mondiale”. Le applicazioni di Targa (completamente gratuita) sono varie: non solo per le doppie file, ma anche in caso di furti, incendi.

“Abbiamo programmato anche una versione social – prosegue – ad esempio se vedo una bella ragazza su una macchina, posso inviarle, sempre indicando la targa, il mio profilo Facebook. Poi se vorrà rispondere o meno spetterà a lei”.

I tre giovani calabresi sono già stati contattati da Los Angeles, dall’India, dalla Germania.  “Le app – conclude Giovanni – non nascono solo nella Silicon Valley, ma anche qui in Italia”.

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