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Ex Ilva, l’Arpa Puglia contro i dati diffusi da Peacelink sull’inquinamento: “Improprio lo studio”

Pubblicato da: redazione | Mar, 5 Marzo 2019 - 17:30
Sciopero e presidio lavoratori Ilva Taranto

L’Arpa Puglia giudica «improprio dal punto di vista tecnico-scientifico» il confronto fatto dall’associazione ambientalista Peacelink sia sui valori sia sull’incremento – indicato del +160% – della concentrazione di benzene nel quartiere Tamburi di Taranto, vicino l’ex Ilva.

In un documento relativo ai «Dati di monitoraggio della qualità dell’aria a Taranto rilevati dalla rete ex Ilva – 2018-2019» e riferito alla pubblicazione da Peacelink di una tabella sugli incrementi di concentrazioni di inquinanti rilevati dalla centralina nell’area Cokeria dello stabilimento, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente della Puglia precisa che il confronto fra i bimestri gennaio-febbraio del 2018 e del 2019 è improprio «in quanto diversi fattori possono concorrere alla variabilità delle concentrazioni (condizioni meteo diffusive, emissioni, condizioni di esercizio, ecc.), che sono peraltro registrate con frequenza giornaliera».

L’Arpa osserva che «un raffronto ben fondato tecnicamente deve considerare serie storiche significative, e mettere in relazione le concentrazioni rilevate con le concomitanti condizioni meteo diffusive (direzione e velocità del vento, turbolenza dell’atmosfera) e con le corrispondenti emissioni delle sostanze monitorate, e quindi con le condizioni di esercizio dell’impianto. Le medie, o mediane, determinate in un periodo più ristretto di un anno (come i due mesi di gennaio e febbraio) costituiscono un intervallo temporale molto limitato, e i confronti possono essere così fortemente influenzati da variabilità meteoclimatiche o altri fattori di breve periodo».

L’Agenzia, tuttavia, ha più volte «puntualizzato come risulti, tuttora, rilevante il contributo delle emissioni di inquinanti da parte dell’impianto siderurgico nelle concentrazioni rilevate nei quartieri limitrofi all’area industriale, in particolare durante i cosiddetti ‘wind-days’, e come il rispetto dei limiti normativi europei della qualità dell’aria, nelle stesse zone, non garantisca in alcun modo l’assenza di effetti lesivi sulla salute della popolazione».

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