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Polemica in Puglia sull’annuncio della Regione di una possibile aperture delle discoteche (solo quelle all’aperto) dal 15 giugno. Soprattutto da parte delle famiglie, costrette a seguire i figli in casa con la didattica a distanza, a causa della chiusura delle scuole, e che ritengono inopportuna la decisione di riaprire le discoteche. Tra i contrari anche il consigliere regionale di Area Popolare, Giannicola De Leonardis.  “Da padre, prima ancora che da politico, sono rimasto sconcertato quando lo ho letto – fonte ufficiale la Regione Puglia – il resoconto del tavolo tecnico con il mondo dell’entertainment e la paventata possibilità, ventilata dal presidente Michele Emiliano e dall’assessore Loredana Capone, di riapertura di discoteche e club all’aperto a partire dal prossimo 15 giugno. I nostri ragazzi – spiega  –  i nostri figli non entrano nelle loro classi, nelle loro scuole dall’inizio del lockdown, non ci torneranno nemmeno per sostenere gli esami di maturità o per salutare i loro compagni e insegnanti. E anche il nuovo anno scolastico, a settembre, sarà condizionato da pesanti incognite, e nessuno può indicare adesso le modalità in cui avverrà la ripresa. I sindaci delle città pugliesi stanno chiedendo alle forze dell’ordine un impegno suppletivo per contenere gli assembramenti nel fine settimana, e hanno imposto restrizioni importanti legate all’orario di chiusura e alla vendita e al consumo di bevande. Per le discoteche, luoghi nei quali è praticamente impossibile evitare contatti e assembramenti, dall’ingresso alla distribuzione nei vari locali, dalle piste per ballare ai bar per le consumazioni, dai salottini alle terrazze, ai privé, invece, si parla solo di “alcune lievi limitazioni, e a condizione che la curva epidemiologica dei contagi nei prossimi giorni non subisca variazioni peggiorative”.

“La Fase 2, quindi, per il presidente Emiliano, che è anche assessore alla Sanità ma – purtroppo – anche ricandidato governatore, è diventata quella del “cerchiamo di accontentare tutti”. Ma non si può e non si deve fare mettendo a rischio la salute dei ragazzi, dei loro genitori, delle loro famiglie, per rispetto anche dei contagiati, dei morti, del personale sanitario allo stremo dopo mesi terribili. I comparti in difficoltà e in emergenza vanno sostenuti, come doveroso, attraverso interventi, misure di sostegno, contributi economici, non con decisioni scriteriate che rischiano ancora una volta di ricadere pesantemente sull’intera comunità. E chi si assume una responsabilità del genere, puoi dovrà risponderne, e non solo davanti alla propria coscienza”, conclude.

(foto pxhere)


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