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Vaiolo delle scimmie, tra i casi anche un pugliese: “Diagnosticato e curato all’estero”

Pubblicato da: Adalisa Mei | Ven, 3 Giugno 2022 - 09:16
lopalco

C’è un primo caso di vaiolo delle scimmie di un pugliese che è stato diagnosticato e trattato all’estero. Secondo Pierluigi Lopalco, epidemiologo ed ex assessore alla sanità, non c’è da allarmarsi perché si tratta di una “malattia benigna, con contagiosità ridotta e non desta alcun tipo di preoccupazione”. L’infezione – precisa – è fondamentalmente benigna e richiama molto la varicella. E’ quindi una malattia che può dare forme gravi soltanto nelle persone con problemi, soprattutto immunologici. Quindi una persona adulta e in buona salute, come sono tutti casi che fino ad ora sono stati registrati, non ha nulla da temere.

E’ una malattia infettiva – prosegue Lopalco – che ha il suo serbatoio naturale negli animali, in particolare nei roditori (anche se si chiama vaiolo delle scimmie). Il virus circola tra animali presenti in alcuni paesi dell’Africa. In particolare il virus che in questo momento ha causato i diversi casi è il cosiddetto ‘ceppo dell’Africa occidentale’, originario della Nigeria. Si tratta di un virus che sta circolando in maniera piuttosto limitata e non mostra alcun segnale di modifica, quindi non è un virus che muta ma è molto stabile. “Anche il livello di contagiosità è limitato – prosegue l’infettivologo. Per la trasmissione è necessario un contagio stretto ravvicinato e prolungato. La maggior parte dei casi segnalati in tutto il mondo, infatti, sono riferibili a persone che hanno avuto contatti sessuali.

Fino ad adesso non ci sono elementi di preoccupazione. L’aumento dei casi è prevedibile. Esiste un vaccino che è lo stesso utilizzato per il vaiolo ed è efficace anche contro questa forma di infezione. Ma viene utilizzato solo nelle persone esposte: cioè per persone che in laboratorio hanno contatto con animali infetti oppure persone che hanno avuto contatto con una persona contagiata. L’utilizzo del vaccino è molto mirato e limitato. Quindi per il momento, non si prende in considerazione l’utilizzo del vaccino su larga scala.

L’unica cosa da fare al momento – assicura Lopalco – è informare la popolazione dell’esistenza della malattia e nel caso in cui dovessero manifestarsi sintomi  (visciolette sulla pelle che ricordano quelle della varicella) bisogna innanzitutto non avere contatti e poi rivolgersi al proprio medico. Essendo una malattia che non si diffonde velocemente – conclude – basta un po’ di attenzione per limitare la circolazione del virus”.

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