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Raccolta del pomodoro in crisi in Puglia: produzione giù del 30%

Il drastico calo comporta un rialzo dei prezzi

Pubblicato da: redazione | Mar, 2 Settembre 2025 - 13:36
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Si aggrava il bilancio della raccolta del pomodoro che sconta pesanti tagli a causa della siccità che si aggirano al momento su oltre il 30% in meno della produzione, con il conseguente auspicato rialzo dei prezzi che comunque non vanno a remunerare gli sforzi degli agricoltori in questa campagna critica per la mancanza di acqua. La stima arriva da Coldiretti Puglia, che stula un bilancio di metà percorso della raccolta di pomodoro a Foggia dove si coltiva quasi 1/5 (19) dell’intero raccolto nazionale.

Alle difficoltà in campagna nelle fasi di trapianto e di gestione delle colture a causa della mancanza d’acqua, per cui alcune aziende agricole sono state costrette ad abbandonare interi ettari, per concentrare le scarsissime risorse idriche solo su parte della produzione ed evitare così di perdere tutto il raccolto – insiste Coldiretti Puglia – si aggiunge l’aumento dei prodotti energetici e delle materie prime che si riflette sui costi di produzione del pomodoro superiori del 30% rispetto alle medie storiche, anche per il caro carburanti e il gap delle infrastrutture logistiche di trasporto.

La Puglia che è il principale polo della salsa Made in Italy nel Mezzogiorno con quasi 18mila ettari concentrati per l’84% proprio a Foggia, che è leader nel comparto – dice Coldiretti Puglia – con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 20 milioni di quintali ed una P.L.V. di quasi 180.000.000 euro. Dati ragguardevoli se confrontati al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita

“Alle difficoltà oggettive di portare avanti la produzione con la siccità – dice il presidente di Coldiretti Foggia, Marzio De Matteo – si aggiunge la criticità di una campagna irrigua mai realmente partita. Il drastico calo della produzione comporta un rialzo dei prezzi riconosciuti al pomodoro, che comunque coprono a malapena i costi di produzione e non vanno certamente a compensare gli investimenti fatti dagli agricoltori che non sono andati a buon fine”.

In tutto ciò si inserisce il fenomeno dell’import di derivati del pomodoro dalla Cina che interessa ormai tutta l’Europa. Per tutelare le imprese agricole italiane già colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici occorre garantire una piena valorizzazione del prodotto nazionale attraverso le leve della distintività, del legame con il territorio, della qualità. Ciò sarà possibile solo attraverso un sistema di etichettatura di origine obbligatorio a livello Ue e la garanzia del principio di reciprocità delle regole sanitarie e sociali, a tutela di imprese e consumatori. Una battaglia che Coldiretti sta portando avanti attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare lanciata lo scorso anno al Brennero.

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