Momenti di tensione nelle scorse ore all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto, dove si è verificata una fuga di azoto nell’area dell’Acciaieria 2. L’episodio ha spinto le sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb a esprimere “forte preoccupazione” in una comunicazione inviata ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
Secondo quanto ricostruito da fonti aziendali, la fuoriuscita sarebbe stata causata dal cedimento di alcuni sostegni di una tubazione che trasporta acqua: il distacco avrebbe danneggiato una condotta sottostante destinata al trasporto dell’azoto, provocando la perdita.
I sindacati chiedono ora di conoscere “le cause del cedimento”, “l’esito delle ultime verifiche di integrità effettuate su quel tratto di linea”, “le misure immediate adottate per la messa in sicurezza dell’impianto” e “le azioni preventive previste per evitare il ripetersi di episodi analoghi su altre tratte della rete”.
Sempre secondo l’azienda, la fuga di azoto sarebbe stata tempestivamente intercettata e riparata. Non sarebbe stata attivata alcuna procedura di emergenza né la cosiddetta “fase di osservazione” prevista in caso di emissioni anomale. In via precauzionale, sarebbe stata disposta l’evacuazione dell’area interessata e la chiusura temporanea al transito. Non si registrano conseguenze per i lavoratori.
L’episodio si inserisce in un contesto di verifiche già programmate: si conclude oggi, infatti, la prima ispezione annuale del 2026 da parte dei tecnici di Ispra e Arpa Puglia. I controlli, con cadenza trimestrale, vengono effettuati quattro volte l’anno nell’ambito dell’attività di monitoraggio ambientale e impiantistico dello stabilimento.
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