I dati Istat di gennaio 2026, elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, per i baresi non sono proprio positivi: la città è ufficialmente nella top 10 delle città più care d’Italia, piazzandosi al settimo posto assoluto per aumento del costo della vita.
Mentre l’inflazione media nazionale si ferma all’1%, a Bari, infatti, i prezzi corrono quasi al doppio della velocità, segnando un +1,9%. Tradotto in soldoni: una famiglia media barese deve mettere in conto una spesa supplementare di 385 euro all’anno. Il capoluogo pugliese è addirittura la terza città in Italia per tasso di inflazione, superata solo da Cosenza (+2,6%) e Reggio Calabria (+2%). Un dato che brucia ancora di più se confrontato con la situazione nazionale: quel misero 1% italiano significherebbe mediamente 251 euro in più, ma a Bari la realtà è ben più amara.
Il dato più paradossale emerge dal confronto interno della Puglia. Se Bari piange, Brindisi sorride: la città adriatica è infatti la quarta più virtuosa d’Italia. Con un’inflazione quasi nulla (+0,2%), l’aggravio per le famiglie brindisine è di appena 39 euro l’anno. Dieci volte meno rispetto ai vicini baresi. A vincere la maglia nera dei rincari è Cosenza (+506 euro l’anno), seguita da Pistoia (+487 euro) e Bolzano (+465 euro). Bari si trova in compagnia di altre grandi città del Sud come Reggio Calabria e Napoli, confermando che il caro-vita non risparmia più il Mezzogiorno, dove spesso i redditi sono più bassi rispetto al Nord. Sull’altro fronte, la città più felice d’Italia è Campobasso: l’unica in deflazione (-0,1%), dove le famiglie risparmieranno circa 24 euro rispetto allo scorso anno.