A Bari lo smart working si attesta su livelli superiori alla media nazionale. E’ quanto emerso dai dati diffusi dall’Istat, nel 2023 la quota di lavoratori che ha svolto attività da remoto nei giorni precedenti la rilevazione censuaria supera il 14%, oltre il dato complessivo italiano che si ferma al 13,8%.
Nel capoluogo pugliese l’incidenza del lavoro agile appare equilibrata tra le diverse fasce d’età: il 14,1% tra gli under 30, il 15,1% tra i 30 e i 49 anni e il 14,5% tra gli over 49. Un andamento omogeneo che differenzia Bari da altre grandi città, come Milano, dove le differenze generazionali sono più marcate: nel capoluogo lombardo la percentuale supera il 44% tra i 30-49enni, mentre scende al 32,4% tra i più giovani e al 33,1% tra gli over 50.
Nel confronto con le altre realtà urbane, lo smart working risulta più diffuso nei grandi centri e nel Centro-Nord. Milano guida la classifica con il 38,3%, seguita da Roma (29,4%), Bologna (27,7%) e Torino (24,6%). Nel Mezzogiorno superano la soglia nazionale, oltre a Bari, anche Cagliari, Napoli, Palermo e Taranto. Nel capoluogo sardo, in particolare, più di un lavoratore su cinque (22,5%) ha sperimentato il lavoro da remoto. I livelli più bassi si registrano invece a Catania, Ravenna e Messina, con quest’ultima ferma al 9,4%.
L’Istat evidenzia come il lavoro agile, soprattutto nei contesti metropolitani, non sia più una misura emergenziale legata alla pandemia, ma un elemento strutturale dell’organizzazione del lavoro. Un fenomeno che incide sulla riduzione del traffico e dell’inquinamento, sulla qualità della vita dei lavoratori e sulla ridefinizione degli spazi urbani e degli uffici, con impatti differenti a seconda delle realtà territoriali.
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