Una mattina all’insegna della musica e della protesta ha visto protagonisti i lavoratori della Fondazione lirico-sinfonica Teatro Petruzzelli e gli orchestrali della Istituzione Concertistica Orchestrale della Città metropolitana di Bari. La mobilitazione, parte di una protesta nazionale che coinvolge dodici città italiane sede di fondazioni lirico-sinfoniche, mira a chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale e maggiori risorse per un settore fermo da vent’anni e con un adeguamento salariale considerato insufficiente rispetto all’aumento del costo della vita.
Sul piazzale del teatro, il sindaco metropolitano di Bari e presidente della Fondazione Vito Leccese ha espresso la sua vicinanza ai lavoratori. “Ho voluto essere qui per manifestare la mia solidarietà ai lavoratori, sia come presidente della Fondazione lirico-sinfonica Teatro Petruzzelli sia come sindaco della Città metropolitana di Bari, visto che tra i manifestanti ci sono anche gli orchestrali dell’Orchestra sinfonica metropolitana. La loro è una rivendicazione giusta: chiedono un contratto collettivo nazionale di lavoro che sia finalmente adeguato alla dignità della loro professione, sia sotto il profilo ordinamentale sia sotto quello economico. Mi auguro che la mobilitazione in corso nelle dodici città che ospitano fondazioni lirico sinfoniche possa spingere il governo e il Parlamento a stanziare le risorse necessarie per riformare la parte economica del contratto nazionale”.
Leccese ha sottolineato come, secondo lui, l’attenzione del governo e della maggioranza di centrodestra sembri concentrata più sulla governance delle fondazioni che sul lavoro dei musicisti e sulla qualità del prodotto culturale offerto alle città: “Ho la sensazione -che il governo e la maggioranza di centrodestra siano oggi più interessati ai temi della governance delle Fondazioni lirico sinfoniche che non al lavoro dei musicisti e alla qualità del prodotto culturale che queste istituzioni sono chiamate a garantire”.
La protesta di oggi, quindi, non è solo una richiesta economica ma un appello più ampio per riconoscere il valore sociale e culturale dei lavoratori dello spettacolo dal vivo.