L’elisuperficie del Policlinico di Bari, una struttura strategica per l’intera regione, è inattiva da anni. Il motivo? Un mancato adeguamento alle normative antincendio (CPI) che tiene a terra i soccorsi proprio dove dovrebbero atterrare per salvare vite umane. Arriva silenziosa questa mattina una denuncia alla nostra redazione su un tema che deve far riflettere.
La situazione, denunciata a riflettori spenti da chi vive quotidianamente l’emergenza, ha del paradossale. Gli elicotteri del 118, impossibilitati ad atterrare direttamente sul tetto o nelle aree dedicate del Policlinico, sono costretti a fare scalo all’aeroporto di Palese. Una volta toccato il suolo in aeroporto, il paziente non è arrivato: deve essere caricato su un’ambulanza e attraversare la città, spesso nell’ingorgo del traffico barese, per raggiungere finalmente il pronto soccorso o le sale operatorie del Policlinico. Un tragitto che aggiunge dai 15 ai 20 minuti supplementari.
Ogni minuto perso riduce le probabilità di sopravvivenza. Per un paziente in codice rosso, vittima di un trauma grave o di un infarto, quei chilometri in più tra l’aeroporto e l’ospedale sono un’eternità. Non solo: il blocco dell’elisuperficie colpisce duramente anche la rete dei trapianti d’organo, settore in cui il Policlinico di Bari è leader. Il trasporto degli organi richiede una velocità d’esecuzione millimetrica; costringere i vettori a tappe intermedie e trasferimenti su gomma aumenta i rischi di deterioramento dei tessuti e complica una macchina organizzativa già complessa.