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Bari, omicidio Petrone: Comune e Anpi esclusi come parti offese

“Gli odierni indagati devono ritenersi corresponsabili del brutale omicidio di un ragazzo inerme”

Pubblicato da: redazione | Mer, 11 Marzo 2026 - 15:28
Benedetto Petrone

Un nuovo capitolo si apre nella vicenda dell’omicidio di Benedetto Petrone, il giovane operaio comunista ucciso nel novembre del 1977 durante un’azione di militanti fascisti. L’ultima udienza, tenutasi davanti alla gip Gabriella Pede, ha segnato un passaggio significativo: il Comune di Bari e l’Anpi sono stati esclusi come parti offese nel procedimento di opposizione all’archiviazione dell’indagine. La decisione è arrivata dopo una breve camera di consiglio, che ha accolto l’eccezione avanzata dagli avvocati Angelo Loizzi e Roberto Eustachio Sisto, difensori di alcuni dei sei indagati iscritti nel registro della Procura.

Rimane come parte offesa Porzia Petrone, sorella di Benedetto, assistita dall’avvocato Michele Laforgia. La Procura aveva chiesto nuovamente l’archiviazione dell’indagine, pur riconoscendo la presenza di “elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati al fatto”, come sottolineato dal procuratore Roberto Rossi e dalla pm Grazia Errede. Tuttavia, secondo l’atto di richiesta, non sarebbe possibile “formulare nei loro riguardi una fondata previsione di condanna”, poiché le indagini non hanno fornito nuovi elementi probatori a sostegno di alcuni dialoghi intercettati.

L’avvocato Laforgia ha ribadito la sua opposizione alla richiesta della Procura: “Gli odierni indagati devono ritenersi corresponsabili del brutale omicidio di un ragazzo inerme e in condizioni di minorata difesa a causa dei problemi di deambulazione che gli impedirono di sottrarsi alla furia squadrista”. L’udienza è stata aggiornata al 13 maggio per consentire la discussione delle difese.

La vicenda di Petrone ha già conosciuto sentenze importanti: nel 1981, la Corte d’assise di Bari condannò a 22 anni di reclusione il solo esecutore materiale, Giuseppe Piccolo, pena poi ridotta a 16 anni in appello nel 1982. Piccolo si tolse la vita in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado. Le nuove indagini, avviate nel 2023, erano scaturite dalla decisione del gip di riaprire il caso, riconoscendo l’aggravante della crudeltà e dei motivi abietti nell’omicidio di Petrone, e segnano dunque un tentativo di fare luce su responsabilità rimaste finora parzialmente oscure.

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