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L’affondo di Terracenere: “Questo è il Bari più brutto della storia, in campo e fuori”

Il doppio ex di Bari e Reggiana parla del momento dei biancorossi

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Gio, 12 Marzo 2026 - 17:09
Foto Terracenere
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Il Bari cerca di voltare pagina dopo la pesante sconfitta subita contro il Pescara, un risultato che ha umiliato l’intera tifoseria e che rischia di compromettere la già difficile rincorsa verso la salvezza. Ma la squadra di Longo ha subito l’occasione di rifarsi, ospitando la Reggiana allo stadio ‘San Nicola’ in un’altra delicata sfida salvezza.

Per affrontare i vari temi legati a questa gara e per fare un piacevole tuffo nel passato biancorosso, abbiamo intervistato un doppio ex di Bari e Reggiana: Angelo Terracenere, che si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Borderline24.com.

Pescara-Bari, “la” partita di Angelo Terracenere. Come l’ha vissuta dal punto di vista emotivo?
“Devo essere sincero, è stata una gara dal grande significato per me, visto che ho giocato in queste due squadre. Bari mi ha cresciuto calcisticamente, mentre Pescara è una piazza bellissima. Certo, non arriviamo al tifo dei tifosi baresi, questo è poco ma sicuro. Vivo questa partita con grande emozione e coinvolgimento”.

Se il Bari è la sua squadra del cuore, il Pescara viene subito dopo. A cosa è dovuto questo feeling tra lei e la piazza abruzzese?
“Perché in campo davo tutto me stesso. Quando sono andato a Pescara qualcuno non era convinto di me: pensavano che a trent’anni fossi già finito come calciatore. Invece ho giocato alla grande e i tifosi hanno apprezzato la mia generosità, il carattere e la grinta. Si sono innamorati di questo Terracenere. Ancora oggi, quando vado a Pescara, ricevo attestati di stima e questo per me è un grande orgoglio. Dopo tanti anni essere ancora ricordato per quello che ho fatto per il Pescara calcio è una soddisfazione enorme”.

Tornando alla partita di domenica scorsa, da una parte una squadra che ha lottato col coltello tra i denti, dall’altra una che sembrava passeggiare…
“Si può dire anche il contrario: c’era una squadra che ha giocato a calcio e un’altra che non ha lottato. Era una partita molto importante e questo ti fa capire tante cose. È vero che il Pescara ha fatto acquisti sul mercato, ma anche il Bari ha preso giocatori interessanti. Non ho capito perché mister Longo non abbia fatto giocare gli stessi che avevano vinto le ultime due partite. Va detto però che contro Sampdoria ed Empoli il risultato ci ha dato ragione, ma sul piano del gioco il Bari ha sempre latitato”.

Crede che sia stato più un problema fisico o mentale?

“Entrambe le cose. Una squadra che va a giocare a Pescara sapendo che è una partita molto importante e che con un risultato positivo poteva uscire dalla zona calda, non può scendere in campo senza mordente. Anche tatticamente sono stati messi in difficoltà: la squadra era lunga, slegata, non riusciva ad accorciare le distanze. Hanno avuto un’occasione con Mancini da fuori area sull’1-0, ma troppo poco”.

Da ex centrocampista, cosa ne pensa dell’attuale linea mediana del Bari composta da Artioli e Maggiore?
“Devo dire che, rispetto a Verreth e Braunöder, questi due stanno facendo meglio. Nelle partite contro Pescara, Sampdoria ed Empoli hanno mostrato più dinamismo e presenza fisica in mezzo al campo”.

In termini percentuali, quante chance ha il Bari di salvarsi?
“Direi 50 e 50. Il 50% che possa farcela è legato al fatto che ho visto giocare anche le altre squadre in lotta per la salvezza e non sono niente di speciale. L’altro 50% però mi preoccupa perché non mi convincono le prestazioni del Bari. Se penso a quanto fatto sinora in campionato, sono poche le partite in cui i biancorossi mi hanno convinto davvero”.

Crede anche lei che, se Moreno Longo fosse arrivato prima, i biancorossi non sarebbero in quella posizione di classifica?
“È difficile rispondere. Sicuramente, a livello di risultati e anche tatticamente, qualcosa è riuscito a sistemare. Però sul piano del gioco c’è ancora poco o niente. Alla fine sono sempre convinto che siano i giocatori a fare la differenza: se non hai calciatori all’altezza diventa difficile”.

Ma i galletti hanno subito l’occasione di rifarsi affrontando la Reggiana tra le mura amiche. Non vincere suonerebbe quasi come una condanna, è d’accordo?
“Sicuramente il Bari deve fare risultato a tutti i costi. La classifica è cortissima e ogni partita è una finale. Anche il Pescara, se fosse stato a dieci punti dalla salvezza, avrebbe potuto ancora sperare. Per questo dico che ogni gara è decisiva”.

Per lei anche una breve esperienza in Emilia nel 1997…
“A Reggio Emilia sono stato poco. Andai lì per l’allenatore Oddo, poi quando fu esonerato decisi di andare via anch’io, rinunciando a diversi mesi di stipendio”.

Se pensa al suo Bari, cosa crede manchi a quello attuale?
“Non c’è proprio paragone. Nel nostro Bari, quando le cose andavano male, i cosiddetti senatori entravano nello spogliatoio e si facevano sentire. Era una squadra unita. Magari fuori dal campo non eravamo tutti amici, ma in campo eravamo una cosa sola. Oggi vedo il contrario: magari sono amici fuori, ma in campo non si vede. Se devo fare un paragone, posso dire che questo è il Bari più brutto della storia, non solo dal punto di vista tecnico ma anche societario”.

Di cosa si occupa attualmente?
“Faccio il direttore tecnico nella scuola calcio Giovani Molfetta, con circa 450 ragazzi. Mi diverto molto a mettere in pratica tutta l’esperienza che ho accumulato negli anni. Cerco soprattutto di far crescere i ragazzi sul piano dell’educazione e del rispetto, perché oggi sono valori che spesso mancano”.

Foto Profilo Facebook Angelo Terracenere

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