C’è stato un momento in cui la tecnologia sembrava la risposta definitiva alla solitudine. Più connessioni, più possibilità di parlare, più accesso agli altri. E in parte è stato davvero così: durante la pandemia di COVID-19, milioni di persone in Italia hanno trovato nei social e nelle app un modo per non sentirsi completamente isolate. Le videochiamate su WhatsApp, le dirette su Instagram, i gruppi su Facebook sono diventati una forma di contatto umano quando il contatto reale era impossibile. Era un modo per restare vicino agli altri.
Ma, appena quel momento è passato, è emersa una verità differente. I dati raccolti negli ultimi anni dall’ISTAT e il Censis raccontano un aumento della percezione di solitudine, soprattutto tra i più giovani. Com’è possibile sentirsi più soli proprio mentre si è sempre connessi? La risposta sta in quella linea sottile che separa la connessione dalla relazione. Perché essere esposti continuamente alla vita degli altri non significa automaticamente sentirsi parte di questa. Anzi, spesso accade il contrario.
Scorrere contenuti, guardare storie, osservare senza interagire è diventata una modalità diffusa. Alcune ricerche condotte, come quelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, hanno evidenziato come l’uso passivo dei social sia associato a una maggiore sensazione di isolamento. Più guardi, più confronti, più ti sembra che la vita degli altri sia piena mentre la tua resta ferma. E in quel confronto silenzioso, quotidiano, si crea una distanza difficile da colmare.
La tecnologia, quindi, può diventare anche un rifugio: uno spazio in cui restare connessi senza esporsi davvero. Ma, quella connessione, se non è accompagnata da un coinvolgimento autentico, rischia di amplificare il senso di distanza invece di ridurlo. Tutto dipende da come viene usata e, soprattutto, da cosa cerchiamo quando la usiamo. Se diventa un modo per evitare il contatto reale, allora finisce per isolare. Se invece è un’estensione di relazioni reali già esistenti, allora può davvero fare la differenza.
La stessa piattaforma può farti sentire parte di qualcosa oppure ricordarti continuamente che sei fuori. Può aiutarti a non sentirti solo, ma non può sostituire completamente la presenza, lo sguardo, il contatto umano, quelle cose imperfette e reali che non si possono filtrare, né mettere in pausa, ma che sono le uniche capaci di farci sentire davvero vivi.