Non è ancora una decisione definitiva, ma l’orientamento sembra ormai tracciato e rischia di complicare i piani costruiti nelle ultime settimane. Il Consiglio superiore della magistratura sarebbe infatti intenzionato a non autorizzare l’ex presidente della Regione Puglia e magistrato Michele Emiliano ad assumere il ruolo di consigliere giuridico dell’attuale governatore Antonio Decaro.
La questione è stata affrontata nelle scorse ore dalla commissione competente del Csm, che avrebbe già discusso la richiesta arrivando a una valutazione negativa. Una posizione che, se confermata, rappresenterebbe un passaggio delicato non solo sul piano istituzionale ma anche su quello politico, considerando i rapporti non sempre lineari tra i due protagonisti della vicenda. L’esito della discussione sarebbe stato comunicato in maniera informale alla Regione.
A riportare la notizia sono il Corriere del Mezzogiorno e la Gazzetta del Mezzogiorno, mentre resta ancora da attendere il passaggio formale più importante: quello davanti al plenum del Csm, chiamato a esprimere l’ultima parola. Solo in quella sede si capirà se l’orientamento emerso in commissione diventerà una decisione ufficiale oppure se ci saranno margini per un diverso esito.
Nel frattempo, negli uffici della presidenza regionale si ragiona già sulle possibili alternative. Nel caso in cui il diniego dovesse essere confermato, non è escluso che vengano individuate altre soluzioni da sottoporre nuovamente al vaglio del Consiglio superiore della magistratura.
L’ipotesi dell’incarico di consigliere giuridico per Emiliano era maturata al termine di un confronto tutt’altro che semplice con Decaro. Dopo le elezioni regionali di novembre, infatti, l’attuale presidente aveva posto il veto sulla candidatura dell’ex governatore a consigliere regionale, aprendo un braccio di ferro che si è poi chiuso con la proposta di un ruolo diverso all’interno della struttura di supporto.
Un incarico che, nelle intenzioni, avrebbe avuto anche un effetto pratico rilevante: consentire a Emiliano di non rientrare in magistratura dopo oltre vent’anni di aspettativa, iniziati ai tempi del suo mandato da sindaco e proseguiti durante gli anni alla guida della Regione. Ora però quello scenario rischia di cambiare, rimettendo tutto in discussione e riaprendo una partita che sembrava ormai definita.