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Bari, la disoccupazione giovanile resta un problema: il 17% dei giovani né studia né lavora

Intanto la città si muove tra innovazione, formazione e progetti imprenditoriali per trattenere i talenti

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Lun, 23 Marzo 2026 - 08:29
selezioni lavoro mc donald's

Per molti giovani baresi la parola futuro suona ancora come una sfida aperta: da un lato c’è la voglia di restare nella propria città natale e di costruire un percorso professionale nella propria città, dall’altro una realtà lavorativa che, nonostante segnali di crescita, fatica ancora a offrire stabilità, opportunità e prospettive concrete.

Secondo le rilevazioni Istat rielaborate da Manageritalia, la provincia di Bari si posiziona 75° in Italia per tasso di occupazione, con una media di poco meno del 59 %: un dato sotto la media nazionale, ma comunque il più alto tra le province pugliesi. Nel dettaglio emerge un forte squilibrio di genere: solo il 45,5 % delle donne risulta occupato, contro il 72,2 % degli uomini, segno che la strada verso pari opportunità è ancora lunga.

Tra i giovani la situazione è a doppio volto. La fascia 25‑34 anni mostra segnali positivi, con un tasso di occupazione superiore alla media nazionale, ma permangono preoccupazioni legate alla disoccupazione giovanile e alla presenza di Neet, ovvero persone tra 15 e 34 anni che non studiano e non lavorano, che in alcune rilevazioni raggiunge il 17 %.

Questa realtà spinge molti giovani laureati e professionisti a guardare oltre i confini regionali o nazionali: negli ultimi anni, la Puglia ha visto un tasso di emigrazione tra i giovani laureati tra i più elevati d’Italia, con quasi un laureato emigrato per ogni 1000 abitanti. Attirare e trattenere questi talenti è considerata una priorità per il sistema produttivo locale.

Proprio per rispondere a questa sfida crescono iniziative volte a creare un ponte tra formazione e lavoro. Un esempio recente è JOB&Orienta Bari, evento dedicato all’orientamento e al mercato del lavoro che, nella sua prima edizione, ha attirato oltre 10 mila partecipanti tra studenti, neolaureati e aziende, con stand, colloqui, laboratori e incontri per facilitare l’incontro tra domanda e offerta.

La presenza di grandi hub tecnologici e di collaborazioni con Università e Politecnico offre pezzi di futuro ai giovani baresi in cerca di opportunità nei settori digitali, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie avanzate, aree che rappresentano alcuni dei principali motori di crescita occupazionale per il prossimo decennio. Il Politecnico di Bari, nella fattispecie, registra eccellenti tassi di occupazione, attestandosi come una delle migliori università in Italia. Nel 2024-2025, il tasso di occupazione dei laureati magistrali a un anno dal titolo ha raggiunto il 91%. Questo dato posiziona l’ateneo al primo posto nel centro-sud e tra i migliori a livello nazionale, confermando il valore della formazione in ambito ingegneristico e architettonico.

Senza tralasciare idee originali come il Progetto Tornanza: l’ora di “restare”, nato a Bari e sviluppato da imprenditori pugliesi. Si tratta di un’iniziativa culturale e socio-economica focalizzata sul “ritorno consapevole” (appunto, tornanza) delle persone nei loro luoghi d’origine, con particolare attenzione alla Puglia e al Mezzogiorno. Il progetto coniuga radici e sviluppo e, nel tempo, punta a trasformarsi in un vero e proprio movimento culturale, un’icona capace di parlare alle comunità e di creare giunture tra esperienze diverse. Un’idea che si configura come un moltiplicatore di coscienze, sinergie e reti: un network che lavora muovendo dall’analisi eziologica e dai dati empirici per superare non tanto le asperità dei territori, quanto lo scoraggiamento che spesso impedisce di immaginarne il futuro.

Eppure, nonostante questi segnali incoraggianti, Bari resta un territorio in cui i giovani percepiscono una difficoltà reale nel coniugare aspirazioni e condizioni concrete di lavoro: tra salari più bassi rispetto alle medie nazionali, una competizione crescente e la necessità di competenze sempre più specializzate, la prospettiva di un percorso “sicuro” non è ancora una realtà per tutti.

In questa cornice, l’innovazione — sia tecnologica che formativa — non è più un’opzione ma una necessità. Investire in competenze, favorire la nascita di start‑up e nuove imprese, creare reti di collaborazione tra aziende, università e istituzioni può fare la differenza: non solo per ridurre la fuga di talenti, ma per trasformare Bari in una città dove le ambizioni possono trovare spazio, valore e futuro.

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