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Primato italiano: 700 auto ogni 1.000 abitanti. Ma restano ferme e inquinano lo spazio di tutti

Ben sopra la media dell’Unione europea

Pubblicato da: redazione | Gio, 2 Aprile 2026 - 14:12
Auto

L’Italia continua a detenere il primato europeo di motorizzazione, con 701 auto ogni 1.000 abitanti, ben sopra la media dell’Unione europea. Ma questo primato non corrisponde a una maggiore intensità di spostamento: i dati mostrano che nel nostro Paese si percorrono in media meno chilometri urbani rispetto a molte altre realtà europee e che le auto viaggiano quasi sempre con una sola persona a bordo.

Il punto centrale è che in Italia il possesso dell’auto eccede il suo utilizzo reale. Nelle città metropolitane una quota rilevante del parco veicolare viene usata pochissimo, mentre nei confini comunali molte auto restano ferme per la quasi totalità del tempo. Questo fa emergere una “flotta dormiente” che occupa spazio urbano, inquina e pesa su città già dense e congestionate.

Le differenze territoriali confermano che dove il trasporto pubblico locale è più debole, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree meno dense, la dipendenza dall’auto cresce. Ma anche nelle grandi città, dove esistono alternative modali più forti, la tendenza a possedere l’auto non scompare: cambia funzione. L’auto diventa una sorta di “polizza”, mantenuta per sicurezza anche se usata solo saltuariamente.

Questa logica contribuisce anche all’invecchiamento del parco auto: se il veicolo si usa poco, si sostituisce più lentamente. Non a caso in Italia la quota di auto con almeno vent’anni è molto più alta che in Germania e Francia. Il risultato è un sistema inefficiente, con troppe auto, spesso vecchie, poco utilizzate e molto ingombranti.

Secondo GO-Mobility, per invertire questa traiettoria servono insieme più trasporto pubblico affidabile, servizi di mobilità condivisa e misure che riducano la convenienza del possesso dell’auto privata, come una tariffazione più realistica della sosta, il road pricing e strumenti fiscali o assicurativi legati all’uso effettivo del veicolo. Solo così si può ridurre una motorizzazione che oggi segnala non tanto libertà di movimento, quanto fragilità del sistema dei trasporti.

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