Le forti raffiche di vento che stanno interessando nelle ultime ore la città hanno avuto ripercussioni dirette anche sul mondo universitario, costringendo alla sospensione delle attività e all’evacuazione di diversi plessi del Politecnico e dell’Università degli Studi.
Una decisione resa necessaria dalle condizioni di sicurezza, dopo che il peggioramento del meteo ha reso instabili alcune aree esterne e le zone verdi interne ai campus, con il rischio concreto di caduta rami e possibili danni alle strutture. Una situazione che ha avuto effetti immediati sulla normale attività didattica e di ricerca, interrompendo lezioni e attività in corso.
L’episodio ha riacceso l’attenzione sul tema della manutenzione degli spazi universitari e sulla gestione delle aree esterne, in particolare quelle più esposte agli eventi atmosferici intensi. Secondo le rappresentanze studentesche, quanto accaduto non può essere considerato un evento isolato ma rientra in un quadro più ampio di criticità strutturali.
«Dover abbandonare le aule d’urgenza, interrompendo bruscamente le lezioni e le attività di ricerca a causa delle forti raffiche di vento, non rappresenta solo un gravoso disagio logistico, ma è il sintomo lampante di una gestione della sicurezza che non è più in grado di reggere il confronto con l’estremizzazione dei fenomeni climatici e l’usura del tempo. Non è accettabile che la frequenza universitaria sia subordinata alle previsioni meteo: avere aree verdi che diventano trappole per i passanti trasforma il luogo della formazione in un ambiente ostile e insicuro. Non possiamo più permetterci di attendere che si verifichi un incidente grave prima di pretendere interventi strutturali seri e una manutenzione che sia finalmente preventiva e non solo riparatoria delle emergenze. La sicurezza di migliaia di persone non può restare una variabile dipendente delle condizioni meteorologiche» dichiara Gianfilippo Savino, coordinatore di UDU Politecnico.
La giornata di emergenza ha reso evidente, secondo gli studenti, la necessità di un piano organico di interventi che vada oltre la gestione episodica delle criticità, includendo controlli regolari sugli alberi, sugli infissi e sulle strutture esterne dei vari edifici.
«L’episodio di oggi non deve essere derubricato come un evento isolato o inevitabile. È il risultato di anni di mancati investimenti nell’edilizia universitaria e di una pianificazione dell’emergenza che spesso arriva in ritardo, costringendo gli studenti a spostamenti rischiosi sotto la tempesta per tornare alle proprie abitazioni dopo la sospensione improvvisa delle attività. Non è la prima volta infatti che si verificano episodi di questo genere, con alberi che cadono, soffitti che crollano e allagamenti dei piani inferiori dovuti all’insorgere di condizioni climatiche avverse che incidono sulle nostre strutture non manutenute e posizionate strategicamente male dal punto di vista geologico. Stiamo presentando richiesta all’Università per un intervento di manutenzione straordinaria e immediata per tutti gli spazi verdi e le strutture esterne dei nostri palazzi. Il diritto allo studio deve essere garantito in presenza e, soprattutto, in totale sicurezza. Chi vive l’università ogni giorno merita di farlo in ambienti sicuri» conclude Francesco Catalano, coordinatore di UDU Campus.
(Nella foto l’albero caduto all’interno del Campus nei giorni scorsi)