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Morti sul lavoro, Puglia in zona rossa: 24 vittime nei primi sei mesi del 2026

Il report

Pubblicato da: redazione | Sab, 8 Agosto 2026 - 08:39
foto freepik

La Puglia è tra le sei regioni italiane in zona rossa per incidenza delle morti sul lavoro nel primo semestre del 2026. A segnalarlo è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che fotografa una situazione ancora allarmante nonostante il calo complessivo dei decessi rispetto allo stesso periodo del 2025. Da gennaio a giugno in Italia sono state registrate 482 vittime sul lavoro: 350 in occasione di lavoro e 132 in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro. Il dato complessivo segna una diminuzione del 4% rispetto all’anno precedente, ma l’emergenza resta aperta.

La Puglia, con 24 morti in occasione di lavoro, rientra nella fascia più critica della mappa elaborata dall’Osservatorio, insieme a Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Umbria. Si tratta delle regioni con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di occupati. La Lombardia resta la regione con il maggior numero assoluto di vittime in occasione di lavoro, 53. Seguono Veneto con 39, Campania con 33, Sicilia con 29, Emilia-Romagna e Piemonte con 27, Toscana con 26, Puglia e Lazio con 24.

“Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità. Le 482 vittime accertate da inizio anno, la presenza di 6 regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio, confermano che l’emergenza è tutt’altro che superata. Particolarmente grave è la situazione dei lavoratori ultrasessantacinquenni, per i quali l’incidenza raggiunge i 45 decessi per milione di occupati, e dei lavoratori stranieri, per i quali si attesta a 37,1. Questi dati impongono di rafforzare le attività di prevenzione, controllo e formazione, con particolare attenzione alle categorie maggiormente esposte e alle cause che continuano ad alimentare un divario di rischio così marcato”, commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.

Il report evidenzia infatti come gli over 65 siano la fascia più esposta in termini di incidenza, con 45 morti ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 22,8, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 14,3. In numeri assoluti, la fascia più colpita resta quella tra 55 e 64 anni, con 128 vittime su 350 decessi avvenuti in occasione di lavoro. Resta alta anche l’attenzione sui lavoratori stranieri. Nei primi sei mesi del 2026 sono 133 gli stranieri deceduti per infortuni sul lavoro su un totale di 482 vittime: 96 in occasione di lavoro e 37 in itinere. Secondo l’Osservatorio, il rischio di morte per i lavoratori stranieri è oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani: 37,1 morti ogni milione di occupati contro 11,8.

Sono 44, invece, le donne decedute nei primi sei mesi dell’anno, una in più rispetto al 2025. Di queste, 26 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa e 18 in itinere. I settori più colpiti a livello nazionale sono le costruzioni, con 59 morti in occasione di lavoro, il trasporto e magazzinaggio, con 47, e le attività manifatturiere, con 41. Il giovedì risulta il giorno più luttuoso della settimana, con il 22,6% degli infortuni mortali, seguito dal lunedì, 20,3%, e dal venerdì, 17,4%. Crescono anche le denunce di infortunio. A fine giugno 2026 sono state 315.452, in aumento del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il numero più alto riguarda le attività manifatturiere, con 33.980 denunce, seguite da sanità, costruzioni, commercio e trasporto-magazzinaggio. Le denunce presentate dalle lavoratrici sono state 116.462, mentre quelle degli uomini 198.990. I lavoratori stranieri hanno presentato 65.954 denunce su 315.452, circa una su cinque. Il quadro che emerge dal report conferma quindi una doppia emergenza: da un lato il numero ancora alto di vittime, dall’altro le profonde differenze di rischio tra territori, età e nazionalità. Per la Puglia, inserita in zona rossa, il dato riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e della necessità di rafforzare prevenzione, controlli e formazione.

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