Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre in 350 città d’Italia.
L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d’arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
In questo ampio programma nazionale si inseriscono anche le aperture promosse dalla Delegazione FAI di Bari. È stato presentato oggi, al Palazzo dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Bari, il programma della Delegazione di Bari per le Giornate FAI d’Autunno 2026.
Sono intervenuti Giuliano Volpe, delegato del rettore ai Beni Culturali, Micaela Paparella, delegata del sindaco della Città Metropolitana di Bari, Saverio Russo, presidente regionale FAI Puglia e Gioacchino Leonetti, capo delegazione FAI Bari.
“L’Università di Bari condivide convintamente con il FAI la visione del patrimonio culturale come una risorsa di tutti e di tutte – ha dichiarato Giuliano Volpe – e destinata all’intera comunità ed è impegnata, nello spirito dalla convenzione del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005), a costruire una “comunità di patrimonio” dell’Università barese. In tal senso vanno le sempre maggiori aperture alla città e alla cittadinanza del palazzo Ateneo e di tutte le sedi universitarie e la promozione della conoscenza, tutela e valorizzazione del suo patrimonio culturale e museale e della partecipazione attiva alla vita culturale.”
“Quest’anno, l’apertura alla visita del Palazzo dell’Ateneo e del Castello di Ceglie del Campo permette di raccontare due luoghi profondamente diversi, ma entrambi significativi per la storia e l’identità della nostra città – ha detto Micaela Paparella – Il Palazzo dell’Ateneo, nel cuore del centro murattiano, è uno dei simboli della Bari moderna, un edificio legato alla storia della formazione e dell’Università, ma anche una costruzione ottocentesca di grande valore architettonico e artistico, con i suoi giardini, la biblioteca, i dipinti, gli affreschi e gli eleganti saloni. Il Castello di Ceglie del Campo nel Municipio IV ci porta invece alle radici più antiche del territorio e offre l’occasione di riscoprire una parte della città ancora poco conosciuta. Aprirli alla visita significa renderli accessibili alla cittadinanza, creare nuove occasioni di incontro con il nostro patrimonio e rafforzare il legame con le comunità che li abitano.”
“Le Giornate FAI di Autunno consentiranno di visitare in Puglia, in 31 località, 38 beni spesso inaccessibili o poco noti, costituendo, insieme alle Giornate di Primavera, una straordinaria occasione di turismo interno, nell’ottica della destagionalizzazione – ha sottolineato Saverio Russo – Da San Nicandro Garganico a Castrignano del Capo i nostri volontari, con gli apprendisti ciceroni, gli enti locali e le associazioni che ci supportano, offrono ancora una volta un “civile servizio” alla nostra comunità regionale.”
“Le Giornate FAI rappresentano per la nostra delegazione un momento fondamentale di incontro tra i cittadini e il patrimonio culturale delle nostre città – ha continuato Gioacchino Leonetti – Abbiamo scelto questi otto luoghi straordinari per suscitare curiosità, intesa come forma di cura di sé e degli altri, spinti dalla restituzione come atto di responsabilità: far conoscere luoghi sconosciuti per restituire alla collettività, specialmente ai giovani, un patrimonio condiviso di cui prendersi cura oggi e domani.”
I luoghi visitabili organizzati dalla Delegazione FAI di Bari sono a Bari il Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e il Castello di Ceglie del Campo, ad Adelfia il Palazzo Marchesale dei Bianchi-Dottula, ad Altamura la Masseria Viti De Angelis, a Bitonto l’Istituto Maria Cristina di Savoia, a Gravina in Puglia il Palazzo E. Pomarici Santomasi, a Molfetta Palazzo Gagliardi e a Polignano a Mare il Palazzo Marchesale Miani.
Bari
Palazzo Ateneo – Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Durante le Giornate FAI d’Autunno il Palazzo Ateneo, sede dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, aprirà i suoi spazi con un percorso dedicato all’architettura, alla storia e all’apparato decorativo dell’edificio. Affacciato su Piazza Umberto, il palazzo, prima opera monumentale post-unitaria della città, fu costruito a partire dal 1867 su progetto dell’architetto napoletano Giovanni Castelli, vincitore del concorso pubblico bandito nel 1864.
Si sviluppa nella sobria maestosità del suo volume architettonico, ispirato a modelli classica rielaborati in chiave eclettica, tipica dell’edilizia istituzionale del secondo Ottocento italiano, su una superficie complessiva di 9.500 mq, occupando un intero isolato, con una pianta rettangolare articolata in cinque cortili.
Le visite proposte dal FAI partiranno dall’ingresso principale, con tappe nell’atrio, nella Biblioteca, allo Scalone monumentale e nell’Aula Magna. Particolare attenzione sarà dedicata all’apparato decorativo che culmina nei dipinti murali dei fratelli Mario e Guido Prayer realizzati nel 1924 nell’Aula Magna, fulcro artistico del palazzo. I grandiosi cicli di pitture murali celebrano la triade ideale dell’istituzione attraverso il programma iconografico imperniato sui concetti di Arte, Scienza e Umanità.
Gli iscritti FAI potranno inoltre accedere anche al primo piano, visitando le stanze del Prorettore e del Rettore, la sala del Rettorato (ex sala degli affreschi) e il corridoio con i ritratti dei rettori dell’Università, dal primo, Nicola Pende, fino ai giorni nostri.
Il Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro è una delle aperture dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno 2026, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Silent reading party
Durante le Giornate FAI, il suggestivo cortile dell’Ateneo accoglie un Silent Reading Party organizzato dal FAI Giovani Bari.
Porta con te un libro, scegli il tuo angolo nel cortile e concediti il piacere di leggere insieme agli altri, in un’atmosfera speciale. Ad accompagnare le due giornate ci sarà Pinetta Leonetti Di Vagno, content creator e anima di theworldofpini, che con la sua passione per i libri arricchirà l’esperienza con momenti di incontro e condivisione. Un modo nuovo di vivere le Giornate FAI d’Autunno, tra bellezza, storie e comunità.
Orario visite sabato e domenica: dalle 10.00 alle 20.00 (ultima visita ore 19.30)
Contributo consigliato: 3 euro per gli iscritti, 5 per i non iscritti
Visite a cura degli apprendisti ciceroni dei Licei Orazio Flacco e Bianchi Dottula e dei narratori della delegazione FAI e dell’Ordine degli Architetti di Bari.
Seminario
6 ottobre ore 17.00 – Alla scoperta del palazzo Ateneo di Bari, sala convegni della Biblioteca dell’Ateneo, Piazza Umberto I, Bari – con interventi di Saverio Russo presidente del FAI Puglia, Antonio Labalestra professore di Storia dell’Architettura Poliba, Ordine Architetti di Bari, Mimma Pasculli Ferrara, professoressa di Storia dell’Arte Moderna UniBA, Irene Malcangi, ricercatrice del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia MIC.
Ceglie del Campo
Castello
La struttura castellare è incastonata nel centro storico di Ceglie e racconta le diverse fasi storiche di cui il territorio è stato protagonista. Poco o nulla è però dato sapere di questa costruzione. Nel 1156, unitamente all’abitato, accolse i cittadini di Bari che fuggivano dalla città rasa al suolo dal re normanno Guglielmo I il Malo; verso la metà del 1300 probabilmente svolse funzioni di rifugio per bande di predoni, come il vicino castello di Carbonara.
Successivamente la struttura fortificata è stata inglobata in strutture che con il tempo ne hanno fatto perdere le primitive fattezze.
“Ben nota agli scrittori greci e latini che ce ne hanno lasciato varie testimonianze, Ceglie del Campo è stata una delle sedi principali della fiorente cultura che i Peuceti hanno sviluppato sotto l’influsso greco, ma anche in autonomia. Poi prevalse l’area portuale, la città vi si andò concentrando e vi realizzò un eccezionale sviluppo. Ma le radici di Bari sono Ceglie”. Sabatino Moscati. La presenza di elementi di costruzioni romane con tre diverse tipologie di tecniche costruttive lascia immaginare una costruzione primordiale di grande importanza.
Il Castello presenta come caratteristica principale proprio il fatto di essere un compendium degli stili architettonici e degli interventi che si sono stratificati nei secoli e che lo hanno plasmato secondo le caratteristiche architettoniche e costruttive dei vari periodi scandendo così le varie dominazione, a partire dai resti romani del I secolo a.C. fino agli adeguamenti strutturali di epoca normanna e angioina.
L’architettura angioina, caratteristica proprio dell’Italia meridionale, si materializza con la torre cilindrica e con le mura a scarpa sulle quali svettano ariosi archi, dai quali si intravedono i rami degli alberi presenti nel giardino pensile, manifesto degli antichi splendori e della successione storico-artistica del complesso feudale. Gli ingressi al Castello erano più di uno, poiché da ognuno di essi si entrava in una determinata ala della complessa struttura feudale, costituita da diverse zone caratterizzate da specifiche destinazioni d’uso: infatti, se l’ingresso principale di Piazza Castello consentiva l’accesso alle due torri, gli altri ingressi portavano alle cucine, al forno, al giardino pensile, alla torre di guardia e alle scuderie.
Le Giornate FAI di Autunno saranno una grande festa per far conoscere al grande pubblico il cuore di Kailia, la località definita “la madre di Bari” facendo prendere coscienza della stratificazione degli stili che raccontano la storia di popoli, civiltà, e tecniche costruttive.
Orario visite sabato e domenica: dalle 10.00 alle 20.00 (ultima visita ore 19.00)
Contributo libero
Seminario
7 ottobre ore 19.30 – Il castello di Ceglie IPEOA – Istituto Professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera Perotti Calamandrei – sede Calamandrei, via San Gaspare del Bufalo 1, Ceglie del Campo
Saluti di Pietro Petruzzelli assessore del Comune di Bari allo Sviluppo locale, Gioacchino Leonetti, capo delegazione FAI di Bari, e Leonardo Castellana, dirigente Perotti Calamandrei e interventi dei professori Paolo Perfido e Pierfrancesco Rescio. Per informazioni: tel. 3450421524 – 3291525179.
Adelfia (BA)
Palazzo Marchesale dei Bianchi-Dottula
Palazzo Marchesale dei Bianchi Dottula, nel cuore del borgo antico di Montrone (Adelfia), è una dimora storica privata il cui nucleo più antico risale al X secolo. Nel corso dei secoli appartenne a importanti famiglie del territorio, dagli Sparano ai Principi di Valenzano, fino ai marchesi dei Bianchi Dottula, casata di antica origine bizantina giunta a Bari nel VII secolo, ricordata dalla tradizione anche per aver finanziato la spedizione che portò in città le reliquie di San Nicola. Tra il XVI e il XVII secolo fu trasformato in un’elegante residenza signorile.
La sua struttura architettonica è il frutto di una lunga storia che ha lasciato tracce in una complessa stratigrafia. La facciata si caratterizza per i suoi austeri prospetti e una torretta cilindrica segna il portale da cui si accede al giardino. Da qui si entra all’interno delle stalle e delle antiche cantine, poste su più livelli. Ma è al piano superiore, il piano nobile, a cui si accede da una corte interna, che si scopre la sontuosità dell’edificio attraversando le ampie sale con le volte ricoperte da raffinati affreschi e con i soffitti lignei con le travi dipinte con delicati motivi floreali. Anche le pareti presentano decorazioni con evidenti suggestioni pompeiane.
Il grande ed elegante salone di rappresentanza ha mantenuto alle pareti il rivestimento in seta rossa proveniente dalle seterie reali di San Leucio a Caserta. La visita al Palazzo, solitamente non accessibile, verrà svolta in collaborazione con l’associazione Domus Dottula.
Altamura
Masseria Viti De Angelis nel cuore dell’Alta murgia
La Masseria Viti De Angelis si trova in una zona denominata Murgia “La Mena”, luogo molto suggestivo per la presenza di uno degli ultimi querceti residui del Parco dell’Alta Murgia.
Il centro aziendale, di proprietà fino a pochi anni fa della nobile famiglia Viti De Angelis, ha un nucleo abitativo imponente di epoca seicentesca, con annessa una chiesa datata 1669. La parte più antica risale all’inizio del XVII secolo, nel XIX secolo la masseria è stata ampliata.
A completamento della struttura aziendale vi sono “lamie” e “lamioni”, locali accessori utilizzati come depositi, e la cosiddetta “Torre Pagliara” con la sovrastante colombaia. Vi è inoltre una grande cisterna ubicata nella corte interna, che serviva all’accumulo di acqua piovana per le necessità di quanti vivevano nella masseria. In passato era presente un importante allevamento di cavalli e ovini. Alla fine degli anni Settanta è stata utilizzata come set cinematografico per le riprese di “I Tre Fratelli”, uno dei film più celebri di Francesco Rosi.
Nei dintorni dell’azienda sono presenti specchie, piccole aree con terrazzamenti e quotizzazioni agrarie, trulli e una necropoli risalente all’età del bronzo, coeva a quella più nota di San Magno.
Nel corso della visita si potrà partecipare a laboratori tematici, e vedere gli ultimi esemplari di pecora altamurana e gli Apprendisti Ciceroni si cimenteranno in una breve performance che riporterà i visitatori indietro nel tempo. La presenza insolita del bosco ceduo di roverella domina quest’area, un bosco straordinariamente esteso e ricco sino agli anni dell’Unità d’Italia, quando le milizie piemontesi gli diedero fuoco per stanare i briganti che vi si rifugiavano. Dei tanti incendi subiti, l’ultimo risale al mese di luglio 2026, quando le fiamme hanno lambito la masseria, mettendo in pericolo il gregge e le strutture. Il bosco conserva l’Ofride di Matera, il mandorlo selvatico e la quercia spinosa. Dall’azienda De Angelis parte il primo dei percorsi inclusi nelle ‘Passeggiate agroecologiche’ del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
Bitonto (BA)
Istituto Maria Cristina di Savoia. Un luogo, tante vite
L’Istituto Maria Cristina di Savoia venne realizzato con il sovrano beneplacito di Ferdinando II di Borbone, che nel 1835 diede avvio all’adattamento – su progetto di Luigi Castellucci, architetto nato a Bitonto e formatosi a Napoli nel segno dell’ultimo classismo ottocentesco – del convento dei Carmelitani, fondato nel 1490.
I lavori furono completati nel 1852, da allora e per oltre un secolo l’Istituto ha accolto bambine e giovani donne, circa 250 per anno, in gran parte orfane provenienti da tutta la provincia affidate alla cure di suore ed educatrici. Negli anni l’orfanotrofio si trasformò in una istituzione educativa, fornendo istruzione scolastica e l’avviamento a professioni, in particolare alle arti e mestieri del cucito. Oggi, la struttura accoglie attività di cura e inclusione, tramite cooperative associazioni. Nella costruzione dell’Istituto si conservano alcune delle strutture più antiche, tra cui la Chiesa del Carmine e parte dei chiostri del convento.
Le visite proposte in occasione delle Giornate FAI d’Autunno permetteranno di attraversare spazi normalmente non accessibili della struttura. Attraverso il racconto dei narratori sarà possibile ripercorrere le vicende del complesso architettonico, sino alla più recente memoria di impegno civile e sociale di un luogo che ha raccolto in sé tante vite, d’arte e storia, ma soprattutto quelle di migliaia di giovani donne che vi hanno trovato una casa e un lavoro.
Gravina
Palazzo E. Pomarici Santomasi
Il Palazzo E. Pomarici Santomasi si trova nel cuore della Città antica di Gravina in Puglia.
Il Palazzo è stato eretto in Ente Morale nel 1920, tre anni dopo la morte del Barone E.Pomarici Santomasi che, privo di eredi diretti, ha fatto dono alla sua città del suo Palazzo e dei Beni in esso contenuti. Questo imponente monumento è una costruzione sobria del XVII secolo in tufo, espressione della solida eleganza del patriziato murgiano. Il Palazzo è composto da due corpi separati da Via Museo e collegati tra loro da un caratteristico passaggio aereo.
Oltrepassando il grande portone ligneo borchiato, si accede al luminoso cortile interno un tempo cuore logistico della dimora tra scuderie e stanze di servizio, la corte ospita le antiche carrozze di famiglia e la ricostruzione degli affreschi rupestri della Cripta di San Vito Vecchio, mentre una scala a pianta “L” conduce ai piani superiori che ospitano la biblioteca, l’archivio storico, la pinacoteca e l’appartamento di famiglia arredato in stile barocco.
Molfetta
Palazzo Gagliardi
L’edificio sorge nel contesto dell’espansione ottocentesca di Molfetta (Piano Regolatore del 1866 di Corrado De Judicibus) basata su una griglia a scacchiera. Nasce lungo Corso Umberto I (1864), un moderno boulevard di 18 metri progettato per collegare il porto, il centro antico e la nuova stazione ferroviaria.
Edificato intorno al 1885 da Domenico Gagliardi Gadaleta come casa-villino, il palazzo è stato ceduto nel 1911 all’Opera Pia Monte di Pietà.
Nell’occasione è stato affidato all’ingegnere Lanari il compito di adeguare l’immobile alle esigenze delle orfanelle. Sono stati costruiti i corpi di fabbrica delle due ali laterali per ospitare la cucina, le aule studio, il refettorio e un dormitorio al primo piano.
Nel 1927 la struttura ha accolto e istruito le figlie dei soldati molfettesi caduti nella Prima Guerra Mondiale. Negli anni Cinquanta l’edificio ha subito ulteriori sopraelevazioni grazie al contributo della benefattrice Gaetana De Rinaldis e delle Figlie della Carità di San Vincenzo che gestirono l’educazione delle ragazze fino alla chiusura definitiva dell’orfanotrofio nel 1974.
L’atrio d’ingresso è caratterizzato da suggestive volte a stella. Sul pianerottolo dello scalone principale a sinistra si trova il busto bronzeo del fondatore Domenico Gagliardi Gadaleta, opera del celebre scultore molfettese Giulio Cozzoli, accompagnato da un’epigrafe marmorea.
Durante la giornata FAI si potrà ammirare la Cappellina della Beata Vergine Addolorata. Costruita nel 1898 da Domenico Gagliardi su via Ricasoli con permesso vescovile prima che sorgesse la chiesa del Sacro Cuore. Presenta un accesso monumentale con timpano neoclassico a dentelli e iscrizione biblica. L’ambiente a navata unica di 48 mq. La volta a tutto sesto è decorata con stucchi ottagonali. Sostenuta da mezze colonne corinzie e quattro archi, la cupola presenta nei pennacchi angeli in stucco che reggono i simboli della Passione. L’intradosso è affrescato con scene sacre e culmina in una lanterna. L’altare in marmo pregiato, reca sul tabernacolo d’argento l’immagine a sbalzo di un pellicano che si squarcia il petto per i piccoli, simbolo del sacrificio cristologico e della vocazione caritatevole del palazzo.
Polignano a Mare
Palazzo Marchesale
Palazzo Marchesale Miani si trova nel centro storico del comune di Polignano a Mare.
Nella prima metà del Quattrocento si ha notizia di una “casa palaziata” che doveva essere ubicata nell’attuale piazzetta Fulvia Miani Perotti. Probabilmente l’edificio, oggi inglobato nel palazzo, faceva parte dei beni feudali dei Toraldo, primi marchesi di Polignano. Le prime notizie sul palazzo nella veste attuale risalgono al XVII secolo quando il feudo è stato acquistato dalla famiglia dei marchesi di origine dalmata dei Rodolovich. Alla fine del Settecento il palazzo viene acquistato dalla famiglia siciliana dei Leto e, successivamente, alla fine del XVIII secolo, dai marchesi La Greca. Da questi ultimi, per via matrimoniale, il palazzo passò, a metà Ottocento, alla famiglia dei conti Miani.
Il prospetto principale, in tardo stile neoclassico, è attribuito all’architetto conversanese Sante Simone. Presenta un ampio portale d’ingresso in posizione centrale che segna l’asse di simmetria della partizione dei moduli, scanditi da lesene a tutta altezza, che incorniciano portali minori a piano terra e finestroni alternati a balconi al piano nobile. Il prospetto sud che si eleva direttamente sulle mura della città è caratterizzato, nella parte inferiore, dal tipico andamento a scarpa e il redondone (la cornice a sezione semicircolare tipica delle architetture fortificate del XIV-XV sec.). Nella corte interna spicca per la sua qualità architettonica il settecentesco scalone di ingresso, ideato probabilmente dall’architetto polignanese Giuseppe Colella che concepì uno scenografico sistema di arcate sovrapposte che sembra far memoria di modelli architettonici della scuola napoletana di Vanvitelli. I saloni del piano nobile, distribuiti secondo un progetto di Sante Simone nella seconda metà del XIX sec., presentano volte affrescate e arredi storici.