Il rapporto tra una città e il proprio mare cambia lentamente, ma quando cambia lascia il segno. È quello che sta succedendo al porto di Bari, da sempre porta d’accesso verso i Balcani e il Mediterraneo orientale, oggi attraversato da una trasformazione che lo vede sempre più protagonista del turismo crocieristico senza però perdere la sua identità di snodo commerciale.
I cantieri in corso raccontano questa doppia natura. Il nuovo terminal crociere dell’ansa di Marisabella è al centro degli investimenti degli ultimi mesi, e a luglio 2026 il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha effettuato un sopralluogo per verificarne lo stato di avanzamento. Accolto dal presidente dell’Autorità portuale Francesco Mastro, il viceministro ha voluto controllare di persona il cantiere, con l’obiettivo, come ha spiegato lui stesso, di “verificare il rispetto dei cronoprogrammi, per non perdere i finanziamenti.” Nel pomeriggio Rixi ha incontrato gli operatori del comparto marittimo, in un confronto diretto con chi il porto lo vive ogni giorno.
Non tutto procede però con la stessa velocità. Se i lavori del terminal crociere sono a buon punto, a preoccupare è il ritardo della Camionale, l’infrastruttura su cui il Ministero ha impegnato 80 milioni di euro e che dovrebbe separare il traffico pesante da quello cittadino. Il tema si intreccia con l’attivazione del BRT, il sistema di trasporto rapido di massa che, se non coordinato con la realizzazione della Camionale, rischia di causare forti rallentamenti al traffico portuale. Per questo il viceministro ha annunciato che chiederà un incontro alla Città Metropolitana. Sul fronte delle prospettive di mercato, resta strategico l’incremento delle rotte ro-ro e crocieristiche verso Balcani, Turchia, Nord Africa e Medio Oriente, la stessa direzione geografica che ha sempre definito la vocazione storica dello scalo barese.
Quella vocazione affonda le radici in una memoria che la città non ha mai smesso di custodire. Mercoledì 9 settembre Bari ha ricordato l’83° anniversario della difesa del porto dall’attacco delle truppe naziste, con una giornata di iniziative promosse dalla Città di Bari insieme ad ANPI, IPSAIC, ANNPIA, CGIL Camera del Lavoro di Bari, Coordinamento antifascista, Arci Bari e Associazione Nazionale Bersaglieri. Il percorso ha attraversato alcuni dei luoghi simbolo di quelle giornate del 1943, per restituire alla memoria collettiva il coraggio di chi si oppose all’attacco e una pagina fondamentale della storia della città.
Proprio quella banchina, capace di tenere insieme cantieri, rotte commerciali e memoria storica, è tornata al centro dell’attenzione pochi giorni fa per un motivo del tutto diverso. Il 4 settembre il porto di Bari, e in particolare la banchina 10, ha ospitato la festa organizzata da Fratelli d’Italia per celebrare il record di longevità del governo guidato da Giorgia Meloni, che con 1.413 giorni ha superato il primato fino ad allora detenuto dall’esecutivo Berlusconi II. Migliaia di sostenitori sono arrivati da tutta Italia per l’evento, mentre in città si è tenuta una contromanifestazione.
Cantieri che avanzano, ritardi che pesano, una memoria che la città continua a coltivare e un palcoscenico che negli ultimi giorni ha attirato su di sé gli occhi di tutta Italia: il porto di Bari racconta oggi più di ogni altro luogo il modo in cui la città sta ridefinendo il proprio rapporto con il mare, tra un passato commerciale che resta solido e un futuro turistico che si fa sempre più concreto.