Negli ultimi vent’anni il Mezzogiorno ha perso 770mila abitanti, una cifra pari alla popolazione di Bari sommata a quella di Reggio Calabria e Catania. E’ quanto emerso dallo studio realizzato da Ennio Cascetta, docente ordinario di Pianificazione dei trasporti al Massachusetts Institute of Technology, per Filt Cgil.
La ricerca è stata presentata a Bari nell’ambito dell’iniziativa “Infrastrutture 2030: oltre il Pnrr, l’Italia del futuro” e fotografa una perdita demografica che, secondo lo studio, incide direttamente anche su mobilità, servizi e sviluppo economico. Nel 2002 il Nord contava 25,6 milioni di abitanti, il Centro 10,9 milioni e il Sud 20,5 milioni. Nel 2025 la popolazione risulta rispettivamente pari a 27,5 milioni al Nord, 11,7 milioni al Centro e 19,7 milioni nel Mezzogiorno. Per Cascetta il calo della popolazione alimenta un meccanismo che penalizza ulteriormente il Sud. “Se tu hai meno popolazione, hai meno domanda, meno merce e quindi meno persone, meno domanda chiama meno servizi, meno servizi chiama meno accessibilità, meno accessibilità chiama meno popolazione”, ha spiegato.
Il divario emerge anche confrontando le possibilità di collegamento tra diverse aree del Paese. Secondo lo studio, con un viaggio di 400 chilometri da Milano si possono raggiungere 21,822 milioni di residenti, mentre da Messina 4,198 milioni. Una distanza che racconta non solo la diversa densità abitativa, ma anche il diverso livello di accessibilità. Le differenze si riflettono anche sulla rete ferroviaria. Il 45% dei chilometri di rete si trova al Nord, contro il 34% del Sud. Ancora più marcato il divario sulla rete elettrificata: 50% al Nord e 27% al Sud. Anche i viaggiatori risultano concentrati soprattutto nelle regioni settentrionali, con il 56% del totale, mentre al Sud la quota si ferma al 15%.
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