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Puglia, all’ex Ilva 24 ore di sciopero: operai in protesta da Taranto a Genova.

Atteso il decreto del Governo sulla cassa integrazione. Decaro: "A loro la mia solidarietà"

Pubblicato da: redazione | Lun, 12 Ottobre 2026 - 11:08
ilva taranto arcelormittal

La protesta dell’ex Ilva riparte dalle portinerie dello stabilimento di Taranto, dove i lavoratori si sono radunati prima dell’alba per le 24 ore di sciopero nazionale indette da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. A fermarsi oggi sono sia i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia sia gli operai dell’indotto-appalto, in una mobilitazione che da Taranto si estende anche agli altri siti del gruppo, fino a Genova con l’obiettivo di rivendicare i propri diritti.

A un mese dall’ultimo sciopero di 24 ore, la vertenza torna quindi davanti ai cancelli del siderurgico. Il 14 settembre a incrociare le braccia erano stati soprattutto gli operai dell’indotto-appalto, dopo l’annuncio dei 2.500 licenziamenti collettivi e il rischio di cassa integrazione e licenziamenti per altri 1.700 lavoratori, provvedimenti poi non attuati dalle imprese esterne. Questa volta la mobilitazione coinvolge insieme lavoratori diretti e appalto, un passaggio considerato significativo dai sindacati, perché sposta la protesta dal piano locale a quello nazionale e potrebbe aprire una nuova fase di iniziative.

Al centro dello scontro resta il piano del Governo per la gestione della crisi dell’ex Ilva, discusso anche nell’incontro dell’8 ottobre a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali. L’esecutivo ha riproposto il ricorso alla cassa integrazione, indicando le coperture economiche previste. Secondo quanto emerso dal confronto, la copertura della cassa sarebbe garantita per tutti fino a giugno prossimo. Sul tavolo ci sarebbero 80 milioni di euro per la cassa in deroga destinata all’indotto-appalto, che finora non disponeva di una protezione specifica, e altri 45 milioni per assicurare ai lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia l’integrazione economica necessaria a portare la cassa straordinaria al 70% della retribuzione. Domani, secondo quanto emerso, il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un decreto legge con queste misure. Intanto, però, la risposta dei lavoratori arriva con lo sciopero nazionale di oggi, che riporta al centro la vertenza industriale, occupazionale e sociale del gruppo siderurgico.

“Ai lavoratori dell’ex Ilva che dalle prime ore di questa mattina sono in mobilitazione va la mia solidarietà e la vicinanza di tutta la Puglia. Per Taranto chiediamo certezze. Esiste una strada ed è quella di una fabbrica decarbonizzata: chiediamo di conoscere tempi e risorse, oltre ai piani sugli incentivi per attrarre nuovi investimenti che ci erano stati preannunciati ad agosto – dichiara il presidente Antonio Decaro. “Nel frattempo l’ex Ilva – prosegue – può e deve continuare a lavorare con le attività produttive del “processo a freddo”, che possono proseguire ed essere ampliate, e con la manutenzione e messa in sicurezza delle aree. Ci aspettiamo di trovare le risposte che Taranto aspetta, nel decreto che il governo sta preparando in queste ore. Con la sola cassa integrazione crolla il sistema economico e sociale della città”.

Foto repertorio

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