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Operata d’urgenza con il cuore sostenuto dalle macchine, salvata al Miulli di Acquaviva donna colpita da “tempesta” di adrenalina

La paziente ha 57 anni, colpita da una crisi potenzialmente fatale causata da un tumore

Pubblicato da: redazione | Gio, 15 Ottobre 2026 - 11:34
ospedale Miulli

Una donna di 57 anni, colpita da una crisi potenzialmente fatale causata da un feocromocitoma, è stata salvata grazie all’asportazione robotica del tumore, eseguita d’urgenza mentre cuore e polmoni erano sostenuti dalle macchine. Il risultato nasce dalla collaborazione tra l’Ospedale “F. Miulli” e il Policlinico di Bari, con un’équipe di endocrinologi, anestesisti-rianimatori, cardiologi, cardiochirurghi, urologi e anatomopatologi.

Il caso è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Frontiers in Endocrinology. La paziente aveva una massa surrenalica di 5 centimetri, scoperta per caso con una TAC e senza i sintomi tipici. Durante gli accertamenti ha ricevuto cortisone ad alte dosi, una premedicazione di routine prima di una TAC con mezzo di contrasto. Poche ore dopo il tumore ha liberato nel sangue una quantità enorme di adrenalina, causando aumento di pressione fino a 220/110 mmHg, poi shock cardiogeno, forza di pompa del cuore scesa al 25%, edema polmonare, danno a più organi e una “tempesta elettrica” di aritmie maligne. Né i farmaci né l’Impella, una piccola pompa inserita nel cuore, riuscivano più a garantire la circolazione.

Di norma il tumore si asporta solo dopo giorni o settimane di stabilizzazione, ma in questo caso non c’era tempo. L’équipe ha affiancato all’Impella l’ECMO, che ossigena il sangue e lo fa circolare al posto di cuore e polmoni e ha asportato il surrene con un intervento robotico. Spenta la fonte della crisi, in pochi giorni la paziente è stata liberata dalle macchine e, dopo la riabilitazione, il cuore ha recuperato una funzione normale.

L’articolo pubblicato su Frontiers in Endocrinology lo indica verosimilmente come il primo caso descritto di adrenalectomia robotica in pieno supporto ECMELLA senza una stabilizzazione preventiva. Il lavoro segnala anche un rischio poco noto, ovvero che il cortisone, farmaco di uso comune, può scatenare queste crisi nei pazienti con un feocromocitoma non ancora diagnosticato.

«Il feocromocitoma si è attivato all’improvviso, con una tempesta ormonale del tutto imprevedibile, che in poche ore ha messo a rischio la vita della paziente», spiega il prof. Sebastio Perrini, responsabile dell’Endocrinologia dell’Ospedale Miulli e docente di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Università LUM, autore corrispondente dello studio. «Ci siamo trovati davanti a una situazione nuova, mai affrontata né descritta prima nella letteratura scientifica. Il coordinamento tempestivo tra le diverse specialità ci ha permesso di avviare in tempi rapidissimi un percorso diagnostico e terapeutico adatto a questo scenario. Quando non esistono protocolli già validati, sono l’esperienza clinica e scientifica e il lavoro di squadra tra discipline diverse a fare la differenza: in questo caso hanno permesso di prendere la decisione più difficile, operare subito, e di salvare la vita della paziente. Quando la complessità del paziente lo richiede, la rete tra i centri di eccellenza della nostra Regione Puglia fa la differenza tra la vita e la morte.»

«Sono arrivata al Miulli per controlli di routine e, da lì a qualche giorno, la situazione è precipitata come nessuno avrebbe potuto prevedere», racconta la paziente. «Nulla è come prima, ma ho scoperto di avere una forza e un coraggio di cui non ero consapevole. La vita è un dono prezioso: dobbiamo prenderci cura di noi, anche attraverso la prevenzione, e non trascurare mai i segnali che il nostro corpo ci dà. Spero che il mio caso possa aiutare altri pazienti a evitare le mie sofferenze.»

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