Anche questa mattina gli studenti sono in piazza a Bari, al centro delle proteste di oggi le condizioni degli edifici scolastici, i finanziamenti insufficienti all’istruzione pubblica e la mancanza di prospettive per il futuro. È in corso in queste ore infatti la mobilitazione promossa da Osa Bari, con concentramento alle 9 in piazza Umberto, da dove ha preso il via il corteo organizzato per chiedere “una nuova scuola pubblica”.
La protesta porta nel centro del capoluogo pugliese le rivendicazioni degli studenti, che denunciano le criticità degli istituti, le difficoltà legate al diritto allo studio e un sistema scolastico che, secondo il collettivo, non risponderebbe adeguatamente alle esigenze delle nuove generazioni. Già ieri gli studenti dell’Udu avevano protestato per la questione del caro affitti, adesso la “palla” passa agli studenti delle scuole superiori per le condizioni sempre pù precarie. Nel mirino degli organizzatori ci sono anche le politiche del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Secondo il movimento, la scuola starebbe assumendo sempre più le caratteristiche di “una caserma”, dove “si reprime immediatamente chi prova ad esprimere dissenso”. Particolare attenzione viene rivolta agli studenti degli istituti tecnici e professionali, che, secondo il collettivo, rischierebbero di essere lasciati “senza prospettive per il futuro”.
La manifestazione barese si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazioni studentesche che nelle ultime settimane interessano diverse città italiane ed europee. L’associazione ha infatti richiamato le proteste per il diritto all’abitare in Spagna, quelle degli studenti francesi e le occupazioni registrate a Roma e Torino. Il collettivo critica inoltre il provvedimento che definisce “DDL razzismo”, collegando la propria mobilitazione alle contestazioni nate in altri territori e rivendicando maggiore libertà di espressione all’interno degli istituti. “Abbiamo ogni intenzione di fare come i francesi e portare tutta la nostra rabbia in piazza per chiedere una nuova scuola pubblica, che si preoccupi davvero dei problemi reali degli studenti”, concludono gli organizzatori.
