La Puglia è tra le cinque regioni italiane in zona rossa per rischio di morte sul lavoro. E’ quanto emerso dai dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, relativi ai primi sette mesi del 2026, che riportano al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. A fine luglio, l’incidenza media nazionale è pari a 17,8 decessi ogni milione di occupati. In zona rossa, cioè con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, finiscono Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia.
Nel complesso, da gennaio a luglio 2026 in Italia si contano 595 vittime sul lavoro: 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. In Puglia sono 29 le vittime registrate in occasione di lavoro, un dato che colloca la regione tra i territori più esposti sul fronte del rischio infortunistico. Il numero più alto di morti in occasione di lavoro si registra in Lombardia, con 66 vittime, seguita da Veneto con 44, Campania con 41, Sicilia con 35, Emilia-Romagna con 34, Piemonte con 32, Toscana e Lazio con 31. Subito dopo c’è la Puglia, con 29 decessi.
Il report evidenzia anche un altro dato nazionale: le denunce di infortunio sono in aumento. A fine luglio 2026 sono 368.085, con una crescita del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il numero più elevato riguarda le attività manifatturiere, seguite da costruzioni, sanità, commercio, trasporto e magazzinaggio. Particolarmente esposti risultano i lavoratori over 65, che registrano l’incidenza di mortalità più alta, pari a 55,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni e quelli tra i 15 e i 24 anni. In termini assoluti, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime su 430 morti in occasione di lavoro. Il quadro resta pesante anche per i lavoratori stranieri. Sono 169 le vittime straniere su un totale di 595: 121 in occasione di lavoro e 48 in itinere. Il rischio di morte per i lavoratori stranieri è oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani: 46,8 morti ogni milione di occupati contro 14,4.
“Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 595 decessi, un numero leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, quando le vittime erano 607”, commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. “Una lieve diminuzione che non può essere interpretata come un miglioramento strutturale della sicurezza nel nostro Paese”. Secondo Rossato, il quadro resta critico sia sul piano territoriale, con cinque regioni in zona rossa, sia per alcune categorie di lavoratori maggiormente esposte. “Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di formazione e prevenzione per contrastare il fenomeno infortunistico. La prevenzione deve partire dalla formazione, servono lavoratori sempre più informati, formati e consapevoli dei rischi”, ha concluso.
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