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Bitonto e i medici «senza argento»: oggi la festa di Cosma e Damiano

Pellegrini scalzi, ceri votivi e processione per uno dei momenti più significativi dell’Ottobre Mediceo

Pubblicato da: redazione | Ven, 16 Ottobre 2026 - 18:02
Santi medici

Per Bitonto la terza domenica di ottobre è la data dei Santi Medici, e oggi, 18 ottobre, torna la festa esterna di Cosma e Damiano, uno dei momenti più significativi dell’Ottobre Mediceo. Una ricorrenza che ogni anno richiama migliaia di fedeli e pellegrini e che affonda le radici in una storia lunga secoli.

Si chiamano anàrgiri, dal greco anargyroi, cioè «senza argento», perché curavano i malati senza chiedere compensi. Sono Cosma e Damiano, i Santi Medici, fratelli originari dell’Arabia e vissuti nel III secolo. Medici di professione, secondo la tradizione, a loro vengono attribuiti guarigioni inspiegabili e persino la risurrezione dei morti. È anche per questo che sono tra i santi più amati e venerati nella tradizione cristiana.

La loro fama crebbe in fretta e attirò l’attenzione delle autorità romane durante le persecuzioni contro i cristiani, quelle dell’imperatore Diocleziano. Furono arrestati e torturati, ma non rinnegarono la fede. La leggenda racconta che sopravvissero a più tentativi di esecuzione, dal fuoco all’annegamento, fino alla decapitazione. La morte non fece che rafforzare il culto e i due fratelli furono canonizzati. Tra gli episodi più noti c’è il miracolo della gamba: si narra che abbiano sostituito la gamba cancrenosa di un paziente con quella di un uomo morto da poco, realizzando il primo «trapianto» della storia. La scena è spesso raffigurata nell’arte sacra.

Oggi i Santi Medici sono venerati in tutto il mondo, ma il culto è particolarmente sentito in Italia, in Grecia e in alcune regioni del Medio Oriente, come la Siria e il Libano, dove sono invocati come protettori contro le malattie e le epidemie. In Italia le celebrazioni più partecipate sono quelle di Bitonto, in Puglia, ma anche Napoli e Roma festeggiano con messe solenni e riti tradizionali.

A Bitonto le prime testimonianze del culto risalgono al XIV secolo. Un dipinto trecentesco, un tempo nella chiesa di San Leucio Vecchio e oggi al Museo Diocesano, e un bassorilievo in pietra che ritrae i santi con alcuni devoti in preghiera, conservato nella cripta della Basilica a loro dedicata, raccontano la storia del rapporto tra la città e i due martiri. Nel centro antico, nei pressi di San Giorgio, sorse una chiesa a loro intitolata, rimasta aperta fino al 1631. Custodì le prime statue in pietra policroma dei Santi Medici, oggi visibili al Museo Diocesano. Dopo la chiusura, la devozione trovò spazio nell’antico edificio dedicato a Cosma e Damiano, accanto alla parrocchia di San Giorgio. È il luogo davanti al quale la processione continua a fermarsi per un momento di preghiera.

Alle reliquie è legata una parte centrale della storia del culto. La loro presenza in città è attestata almeno dal 1572, quando il vescovo Cornelio Musso, durante una visita pastorale, citò un reliquiario con ossa dei martiri. L’attuale, in argento, è dell’Ottocento: fu donato nel 1877 come ex voto da Geronimo Rogadeo e Maria Sylos, esponenti di due importanti famiglie bitontine. Ha la forma di un braccio con la mano benedicente e conserva, attraverso due finestrelle, alcune parti dell’avambraccio dei santi. Secondo una ricostruzione dello studioso Nicola Pice, potrebbe essere stato realizzato a Napoli, forse dall’artigiano Gennaro Panne. Si trova nella Basilica-Santuario dei Santi Medici, inaugurata nel 1973 dopo quindici anni di lavori, costruita per accogliere un numero sempre più alto di pellegrini. Qui, la terza domenica di ottobre, al termine della festa esterna, si rinnova il rito del «bacio delle reliquie»: i fedeli si mettono in fila per avvicinarsi al reliquiario e affidare ai santi speranze, sofferenze e preghiere.

Un altro elemento caratteristico sono le statue, conosciute come i «Giganti». Raffigurano Cosma e Damiano in giovane età e risalgono alla prima metà del Settecento. Attorno a loro si è consolidata una parte della tradizione popolare: nel tempo, numerosi devoti hanno raccontato di aver ricevuto grazie o di essere guariti dopo aver sognato i santi con le sembianze delle effigi venerate in città. Altri dicono di averli sognati mentre indicavano proprio Bitonto come luogo dove recarsi per rendere loro omaggio. Racconti come questi, insieme alle reliquie, hanno alimentato la fama del santuario e richiamato pellegrini da numerosi centri della Puglia e da altre aree del Mezzogiorno.

Per molti il pellegrinaggio è un appuntamento personale, il compimento di una promessa o un modo per ringraziare. C’è chi chiede una grazia, chi torna dopo averla ricevuta, chi accompagna familiari e amici. La terza domenica di ottobre il legame diventa più visibile: la processione attraversa le strade e richiama persone di età e provenienze diverse. Alcuni portano pesanti ceri votivi, altri camminano scalzi, mentre i canti popolari accompagnano le immagini sacre. Colpisce soprattutto la partecipazione dei giovani, in un periodo in cui, in molti territori, feste patronali e tradizioni religiose mostrano segnali di affievolimento.

La devozione ha superato anche i confini cittadini. Tra Ottocento e Novecento gli emigranti bitontini la portarono oltreoceano e contribuirono a mantenerla viva in comunità italiane come quelle del New Jersey, negli Stati Uniti, e di La Boca, in Argentina.

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