Nell’ambito di un procedimento penale pendente nella fase delle indagini preliminari, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Trani ha emesso, su richiesta della Procura di Trani, un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 4 soggetti (3 in carcere e 1 ai domiciliari), in relazione alle ipotesi di reato di usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e abusiva attività finanziaria.
Il provvedimento è in fase di esecuzione dalla prima mattina odierna dai militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Bari.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno consentito di ricostruire, in ipotesi d’accusa – grazie a complesse investigazioni bancarie a patrimoniali – un’articolata “rete” di prestiti usurari praticati da 3 soggetti, anche con ricorso ad atti di intimidazione ed estorsivi, nei confronti di:
– persone fisiche, spesso ludopatiche, per poche centinaia di euro, che le stesse avrebbero sistematicamente reinvestito nel “gioco legale” (VLT e Slot Machine), in punti gioco installati all’interno di locali commerciali gestiti dagli usurai;
– piccoli imprenditori/artigiani i quali, versando in una condizione di difficoltà finanziaria e non potendo più accedere ai tradizionali canali del credito, erano costretti a rivolgersi agli usurai (per importi da 1000 fino a 80 mila euro) pagando tassi di interesse variabili tra il 60% e il 1.260% annuo.
In tale contesto, è stato rilevato che, pur di rientrare in possesso delle somme prestate, gli usurai, anche avvalendosi della collaborazione di altri soggetti, avrebbero, in un primo caso, minacciato e schiaffeggiato un imprenditore e, in un’ulteriore circostanza, costretto una vittima a stipulare un contratto preliminare di vendita della sua abitazione a beneficio di un prestanome, con indicazione che parte della somma pattuita era stata già precedentemente versata dall’acquirente in separata sede, senza tuttavia indicare i canali finanziari utilizzati.
Gli sviluppi investigativi hanno altresì consentito di disvelare, secondo l’impostazione accolta dal G.I.P. (allo stato, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), la condotta di uno degli indagati principali, il quale, già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale antimafia, avrebbe fittiziamente intestato beni immobili e le quote di tre società – di cui una attiva nel settore delle costruzioni e due operanti nel commercio di autoveicoli – a soggetti a lui vicini, mantenendone comunque l’amministrazione di fatto.
Da tale condotta sono scaturite ulteriori contestazioni a carico dei soci prestanome, in quanto si sarebbero consapevolmente prestati a impiegare nelle predette attività economiche somme provenienti dai delitti lucrogenetici commessi dal prevenuto; di quest’ultimo, per ipotesi di autoriciclaggio connesse al reimpiego delle medesime somme; dei tre enti giuridici, per responsabilità amministrativa dipendente da reato connessa alla fattispecie ex art. 25-octies del D.Lgs. 231/2001 (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita).
Nel medesimo ambito, sono in corso di esecuzione misure cautelari reali e sequestri preventivi d’urgenza di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per oltre 700 mila euro, quale profitto dei reati contestati, nonché delle quote delle tre società interessate.
Si precisa, infine, che 14 sono le persone complessivamente indagate, a vario titolo, nel procedimento in argomento, di cui 4 sono accusate di favoreggiamento atteso che avrebbero aiutato uno degli usurai a sottrarsi alle investigazioni in corso da parte dell’A.G..
L’operazione della Guardia di Finanza, svolta in stretta sinergia con l’A.G., si inserisce nel più ampio quadro delle attività a tutela dei presidi di legalità economico-finanziaria e di contrasto agli illeciti che sfruttano lo stato di particolare vulnerabilità di cittadini o imprenditori che versano in situazioni di difficoltà economica.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti hanno natura provvisoria. Il provvedimento è fondato sulle risultanze sinora acquisite, dalle quali emerge la necessità di procedere a più approfonditi e mirati riscontri finalizzati all’acquisizione di ulteriori elementi cognitivi in ordine alle ipotizzate condotte, e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità. Le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.