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E’ iniziato oggi il processo nei confronti di sei persone imputate con le accuse, a vario titolo, di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio, falso materiale e induzione indebita a dare o promettere utilità. Si tratta di un procedimento scaturito dall’omicidio della psichiatra Paola Labriola, uccisa nel 2013 da un suo paziente, il 40enne Vincenzo Polisenso, durante un visita nel centro di salute mentale del rione Libertà, a Bari.

Oggi davanti ai giudici della prima sezione collegiale del Tribunale si sono costituite le parti e c’è stata l’ammissione delle liste testi e delle intercettazioni da trascrivere. Tra i 6 imputati c’è anche l’ex direttore generale della Asl di Bari, Domenico Colasanto, mentre sono costituiti come parti civili la famiglia della vittima, difesa dall’avvocato Michele Laforgia, e la Asl di Bari. L’azienda sanitaria è a processo nella sua doppia veste di parte danneggiata e di responsabile civile, chiamata cioè a risarcire le vittime in caso di condanna degli imputati.

La vicenda riguarda le presunte responsabilità dei funzionari Asl per la carenza di dispositivi di sicurezza nella struttura dove lavorava la dottoressa Labriola. Il pm della Procura di Bari Baldo Pisani ha infatti ipotizzato che la struttura non fosse adeguatamente “protetta”, tanto che alcuni Dvr – le schede di rischio – sarebbero state falsificate.


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