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Sale il livello di rischio terrorismo di matrice islamica e aumentano le probabilità che nel 2017 venga colpita l’Italia. E’ quanto viene evidenziato nella relazione dei Servizi segreti italiani inviata oggi al Parlamento, l’allarme è talmente serio che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, accompagnato dal direttore del Dis Alessandro Pansa, ha convocato una conferenza stampa per presentare la relazione.

E se è vero che il livello di allerta sale in tutta Italia, in Puglia c’è una particolare attenzione. Il motivo è spiegato sempre dall’Intelligence: i Balcani sono “una sorta di hub per il reclutamento di foreign fighters e safe haven per combattenti di rientro dai teatri di crisi mediorientali”. Combattenti pronti ad entrare in Italia anche attraverso i confini pugliesi: al momento si trovano concentrati soprattutto in Albania. Si tratta di “una diffusa rete di comunità musulmane radicali – spiegano i Servi segreti – con forti legami con la diaspora all’estero, anche in Europa”, che “ha agevolato l’opera di proselitismo e la partecipazione al conflitto siro-iracheno di numerosi individui di origine balcanica, nonché favorito lo sviluppo di network di supporto logistico, sfruttati da migliaia di combattenti in transito da Paesi europei (Italia inclusa) per raggiungere i gruppi jihadisti in Siria e Iraq”. In alcuni villaggi ai confini del Kosovo da tempo sventola la bandiera nera dell’Isis. E sono sempre più i casi di radicalizzazione: si contano oltre mille foreign fighters pronti a sacrificarsi.

Il rischio attentati aumenta

Non solo: secondo l’Intelligence “è sempre più concreto” il rischio che alcuni soggetti “radicalizzati in casa” decidano di non partire verso Siria ed Iraq determinandosi “a compiere il jihad direttamente in territorio italiano”, è scritto nella relazione che parla apertamente di “pronunciata esposizione dell’Italia alle sfide rappresentate dal terrorismo jihadista”.
Nel commentare queste informazioni, il premier Gentiloni ha aggiunto che “il 2017 potrebbe essere l’anno della sconfitta in campo aperto di Daesh, uno scenario che potrebbe cambiare il quadro”.

Radicalizzazione in casa

I “radicalizzati in casa”, evidenzia la relazione, sono dediti ad “attività di auto-indottrinamento e addestramento su manuali on-line, impegnati in attività di proselitismo a favore di Daesh e dichiaratamente intenzionati a raggiungere i territori del Califfato”. Ma a causa delle crescenti difficoltà ad arrivare in quelle aree, questi soggetti potrebbero decidere di non partire e colpire qui. I servizi citano in proposito il caso – emerso nel corso dell’inchiesta “Terre vaste” – di uno straniero, partito dall’Italia nel 2015 verso il Califfato, che aveva esortato elementi presenti sul territorio nazionale a non raggiungere Siria o Iraq ma, piuttosto, agire in Italia.

Sui cosiddetti lupi solitari incide anche la situazione economica: “Alcuni di questi soggetti – denuncia l’intelligence – decidono di non partire a causa delle crescenti difficoltà a raggiungere il te­atro siro-iracheno, determinandosi in alternativa a compiere il jihad direttamente in territorio italiano”. “In prospettiva, alla flessione delle partenze di foreign fighters dal territorio nazionale potrebbe corrispondere un aumento del rischio di attacchi domestici”.

Rischio attentati chimici

“Il rischio di attacchi Cbrn, ovvero con armamento chimico-batteriologico-radiologico-nucleare, da parte di organizzazioni terroristiche permane alla costante attenzione della Comunità internazionale e degli Apparati di intelligence di tutto il mondo”, si legge ancora.

 

 


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