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E’ ancora battaglia sul piano di riordino ospedaliero e la spesa sanitaria. Ieri la relazione presentata in I commissione dal dirigente del dipartimento Salute, Giancarlo Ruscitti, non ha convinto l’opposizione: secondo M5S e Direzione Italia il taglio degli ospedali non ha portato i risparmi e ha indebolito l’assistenza, per questo chiedono che il parlamento pugliese venga convocato per una seduta monotematica.

Analizzando le tabelle economiche trasmesse da Ruscitti emerge che la spesa ospedaliera prevista con l’attuazione completa del piano resta pressoché invariata: nel 2015 il costo degli ospedali pubblici per la Regione è stato di circa 3,1 miliardi di euro, compresi i 220 milioni di mobilità passiva extraregionale; con la conversione degli ospedali più piccoli, la spesa – nelle previsioni  – dovrebbe calare a circa 2,978 miliardi ma nel calcolo non è inserito il costo della mobilità passiva. “Tenuto conto che nel nuovo piano operativo – scrive Ruscitti nella relazione – si stima di ridurre nel prossimo triennio la mobilità passiva ospedaliera extraregionale, anche grazie alla maggiore offerta e produzione ospedaliera, si può prevedere che il costo effettivo lordo della ospedaliera non muterà sensibilmente, ma sarà più appropriato con la riduzione di costi fissi dispersi, sostituiti da maggiore costo di personale e maggiore costi di produzione”. In sostanza, Ruscitti ammette che la spesa ospedaliera resterà invariata, però sostiene che la razionalizzazione eliminerà molti sprechi di risorse e quei soldi risparmiati saranno investiti per assumere e migliorare i servizi.

“Sulla sanità l’intera politica pugliese, non solo la maggioranza, si gioca la sua credibilità”, attacca il presidente del gruppo regionale di Direzione Italia, Ignazio Zullo. “Noi riteniamo che oltre all’audizione di Ruscitti in commissione, sia indispensabile discutere della relazione in un Consiglio regionale monotematico, perché i pugliesi siano davvero messi al corrente di chi è la responsabilità dello sfascio: l’11% dei pugliesi – denuncia – rinuncia a curarsi perché le cure sono troppo care, i cittadini pagano 10 euro in più per ricetta specialistica e 1 euro in più per quella farmacologica, senza contare il surplus di Irpef. Ma quel che si profila per il futuro è anche peggio: per quest’anno la spesa prevista per la prevenzione scende dal 5% al 4,4”.

 


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