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Si chiama Eva (Esame violenze agite) ed è il progetto, attivato in tutta Italia, presentato questa mattina a Bari.

Si tratta della realizzazione di un archivio dal quale la polizia può trarre informazioni essenziali quando invia la volante sul posto: dati su chi ha richiesto l’intervento, sull’eventuale presenza di armi censite all’interno dell’abitazione, su precedenti di polizia a carico delle persone coinvolte, tutte utili per tutelare al meglio sia la vittima che gli operatori.
La seconda fase, molto delicata, riguarda l’approccio. I poliziotti, adeguatamente formati, intervengono  con delicatezza, ascoltando le parti in luoghi separati dell’abitazione, verificando  l’eventuale presenza di bambini, cercando di  capire se questi hanno assistito all’evento.
In caso di lesioni, ovviamente, si richiede l’intervento di personale sanitario; molto utile potrebbe rivelarsi anche raccogliere informazioni dai vicini di casa o nel quartiere. Vengono “schedati” tutti i casi, anche quelli che non sfociano in una denuncia.
Una delle finalità del progetto Eva, infatti, è quella di lasciare traccia, per costruire una memoria storica che serva a monitorare il  fenomeno e ad agevolare la scelta di una valida strategia di contrasto che può anche prevedere l’adozione di  provvedimenti restrittivi nei confronti di chi compie la violenza (arresto obbligatorio in flagranza o, eventualmente, adozione in via di urgenza di altra misura cautelare per i reati di “maltrattamenti contro familiari e conviventi”).

Da quando è in vigore il progetto EVA a Bari il primo intervento per un caso di violenza di genere è stato effettuato il primo marzo: da allora sono stati schedati 11 casi.

I dati circa le “violenze di genere” non lasciano margine a dubbi: nel 2016 in Italia sono stati registrati 108 casi di femminicidi, 11.400 di atti persecutori, 3 mila di violenze sessuali e 13 mila denunce per il reato di percosse.

Il protocollo è stato illustrato questa mattina, a Bari, alla presenza del sindaco di Bari, Antonio Decaro, del prefetto di Bari, Marilisa Magno, del questore di Bari, Carmine Esposito, del prefetto Vittorio Rizzi, direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Ad intervenire sul tema anche il dirigente superiore Maurizio Vallone, direttore del servizio controllo del territorio del dipartimento di Pubblica Sicurezza,  Marcello Quercia, sostituto procuratore della Repubblica nel tribunale di Bari, Maurizio Galeazzi, dirigente dell’U.P.G.S.P. della questura di Bari, Francesca Bottalico, assessore al Welfare del Comune di Bari, la professoressa Paola Zaccaria, del dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Bari,  Maria Pia Vigilante, del Centro Giraffa Onlus di Bari.


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