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L’impegno personale dell’assessore regionale all’Istruzione, Sebastiano Leo, di sostenere la richiesta al ministero contro il taglio di 299 posti di nell’organico di fatto (posti con contratto a tempo determinato, cancellati in base a un algoritmo basato sul calo delle iscrizioni). La proposta di istituire un tavolo regionale con l’amministrazione scolastica e le parti sociali per affrontare la questione relativa all’incremento del tempo pieno nella scuola primaria che, in caso di attivazione, creerebbe più posti a disposizione dei docenti.

Sono alcuni dei risultati ottenuti al termine dell’incontro, giunto durante il sit-in di protesta, che i rappresentanti sindacali, una componente dei docenti precari delle graduatorie a esaurimento, una rappresentanza dei precari del personale Ata e un docente vincitore di concorso hanno avuto col direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Anna Cammalleri, e l’assessore. Un incontro, cui ha partecipato una delegazione anche dei docenti che chiedono una deroga alle assegnazioni provvisorie, gli insegnanti pugliesi che si autodefiniscono “deportati” al Nord, dopo essere diventati di ruolo attraverso la riforma cosiddetta della Buona scuola. Tutti contro quello che i sindacati definiscono Il grande inganno.

Il loro obiettivo è rimanere in Puglia, perché “i posti ci sono”. Per questo, si sono coesi nel gruppo dei Nastrini rossi, in cui alcuni hanno iniziato lo sciopero della fame assieme, oltre che a partecipare a manifestazioni e sit-in, avvenuti anche in questi giorni davanti alla sede del Consiglio regionale.

“I posti al sud sono sempre pochi – spiega Claudio Menga, Flc Cgil, e contesi tra precari e docenti di ruolo. Le possibilità di trovare delle soluzioni, come quella dell’ampliamento del tempo pieno, ci sono. Speriamo vengano adottate”.

 


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