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Slot machine e scommesse: i baresi spendono in media 1000 euro all’anno per il gioco d’azzardo

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Mar, 20 Giugno 2017 - 19:45
L'incontro di questa mattina in Comune
Mille euro: ammonta a tanto la spesa procapite per il gioco d’azzardo dei baresi. Il dato è stato fornito da monsignor Alberto D’Urso, presidente della Fondazione Antiusura, che insieme all’avvocato Attilio Simeone, ha partecipato alla commissione Sviluppo economico in Comune per discutere sul nuovo regolamento presentato dai consiglieri di centrodestra Giuseppe Carrieri, Filippo Melchiorre, Pasquale Finocchio, Michele Picaro e Romeo Ranieri.
D’Urso ha ricordato la situazione disastrosa del gioco d’azzardo a Bari: sale slot e scommesse a pochi metri da molti punti sensibili come scuole e chiese, una spesa procapite dei baresi oltre i 1.000 euro annui, il 46 per cento dei prestiti usurai per ripianare debiti del gioco d’azzardo, una  scarsa tutela dei minori e dei soggetti più deboli che vedono –secondo un sondaggio effettuato- scommesse e slot come un vero e proprio lavoro.
D’Urso ha chiesto una maggiore attenzione sulla materia all’amministrazione comunale e soprattutto al sindaco Antonio Decaro, presidente Anci, affinchè blocchi l’introduzione di particolari sale slot/scommesse di classe A, dove tutto potrebbe essere lecito (dal fumo, alla vendita di alcolici).
“Abbiamo ricevuto da mons. D’Urso e dall’avvocato Simeone (tra i massimi esperti della tematica) spunti rilevanti e interessanti di riflessione –ha dichiarato Carrieri- che senz’altro ci saranno utili nel corso dei lavori per migliorare il testo base del regolamento che contiamo di portare in aula e di far approvare prima dell’estate, malgrado le molteplici resistenze. Bari ha assolutamente bisogno di lenire una piaga sociale grave e pericolosa come quella del gioco d’azzardo, che ormai da anni ha buttato sul lastrico migliaia di persone e di famiglie. Se lo Stato intende fare il biscazziere, gli enti locali non possono accodarsi e concorrere allo sfascio delle proprie comunità”.
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