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Un medico su tre entro cinque anni in Puglia andrà in pensione, con ripercussioni serie sul livello di assistenza da garantire ai cittadini. A certificarlo è uno studio Fimmg CA Bari, secondo il quale, dovendo far fronte ad un’ondata di pensionamenti prevista da anni, la riserva di futuri medici di famiglia e di guardia medica è destinata ad esaurirsi entro il 2022.
I numeri parlano chiaro. In 15 anni andranno in pensione in tutta la Puglia 3364 medici (generali, pediatri e guardie mediche), pari all’89,56 per cento dei professionisti attualmente al lavoro. Ma gli iscritti nelle graduatorie regionali sono 1227 al momento: non c’è abbastanza personale neanche per rimpiazzare chi va in pensione ed entro 15 anni, se non si prenderanno provvedimenti, fino ad 1,5 milioni di pugliesi non avrà un medico generale.
“Tutto ciò – spiega Pietro Drago, segretario regionale Fimmg Comunità assistenziale Bari –  perchè, a fronte di un alto numero di pensionamenti previsti da tempo, non c’è una riserva sufficiente di colleghi forniti di titolo idoneo e non viene formato un numero di medici di famiglia adeguato nel post laurea (sono poche le borse di studio)”.

Facendo un esempio su Bari e concentrandosi su quanto potrebbe accadere nei prossimi cinque anni, a Bari e provincia ci sono 1100 medici. In cinque anni ne andranno in pensione 300. In tutta la Puglia ci sono 3756 medici generali: in cinque anni un terzo andrà in pensione (1115).

“La quantità – continua Drago –  in rapido e progressivo aumento, dei colleghi di cui si avrà necessità non potrà essere colmata in alcun modo dai medici disponibili, ferme restando le attuali norme contrattuali che disciplinano il rapporto di convenzione per l’area della Medicina Generale. I carichi assistenziali sono destinati ad aumentare esponenzialmente fino al punto di insostenibilità da parte dei professionisti nelle attuali condizioni organizzative. Fino ad un milione e mezzo di cittadini pugliesi rischiano così di trovarsi senza Medico di Famiglia in meno di 15 anni”.

La Fimmg chiede l’aumento delle borse di studio messe a bando annualmente per il corso triennale di Medicina Generale, in modo da immettere un maggior numero di professionisti con diploma di Formazione Specifica nel sistema.

“Ed allora – conclude – è definitivamente giunto il momento che la politica smetta di nascondersi e di rinviare i problemi e si assuma la responsabilità delle proprie azioni. Il rischio è che sia il cittadino a pagare,  sempre meno assistito dal sistema pubblico e la cui salute sarà sempre più legata alle personali disponibilità economiche”.

Perchè se al momento un medico gestisce ad esempio un migliaio di assistiti, per coprire i pensionamenti, si rischia che debba seguire tra i 1500 e i 1900 pazienti, ovviamente con ripercussioni sulla qualità del lavoro e dell’assistenza.


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