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Aggressioni, incidenti stradali e soprattutto rischio di malattie infettive per l’uomo: brucellosi, tubercolosi, toxoplasmosi. Per questo l’emergenza-cinghiali è sempre più pericolosa e va affrontata con decisione. E’ quanto si evince da un documento di considerazioni inviato, lo scorso dicembre, dall’Asl Bari al Comune di Bari, nella quale viene attribuito al cinghiale un ruolo importante nell’epidemiologia di alcune malattie infettive sia per l’uomo, sia per i suini (malattia di Aujeszky) e altre specie zootecniche.

Per l’Asl Bari l’atteggiamento confidente dei cinghiali, nei confronti dell’uomo e dei suoi contesti, è dovuto al continuum fra fauna selvatica, animali domestici e uomo, creato dall’espansione delle attività antropiche da un lato e della crescita delle popolazioni di animali a vita libera dall’altro. In particolar modo ad attirare i cinghiali sarebbero l’assenza di caccia o controllo nelle zone a ridosso di quelle urbani, la presenza di corridoi, ma soprattutto la presenza di orti e cassonetti gestiti in modo scorretto, le discariche abusive e il foraggiamento diretto da parte dell’uomo. Un’abitudine che porta gli stessi cinghiali all’assuefazione alla presenza umana, con un aumento dei contatti potenzialmente pericolosi: aggressioni, incidenti stradali e, appunto, rischi per la salute.

Secondo l’Asl, oltre a colmare le lacune dovute alla carenza di conoscenza dei dati gestionali sul cinghiale nella provincia di Bari, si potrebbe derogare dal regime di protezione legislativa per prevenire gravi danni all’agricoltura e alla pubblica incolumità. (prelievo selettivo, caccia di selezione, eliminazione di fonti trofiche di origine artificiale e controllo su divieto di foraggiamento). Inoltre, fra le altre misure, sarebbe auspicabile un più accurato controllo sanitario dei cinghiali abbattuti o catturati.


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