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Un totale di 63 persone denunciate in quattro regioni (Campania, Calabria, Basilicata e Puglia), sequestri di aziende e impianti per oltre 5 milioni di euro. Sono i risultati dell’indagine dei carabinieri del comando per la Tutela Ambientale, avviata nell’ambito del contrasto all’inquinamento idrico e dei processi di depurazione delle acque reflue industriali.

I denunciati sono titolari, amministratori e gestori di imprese responsabili di inosservanza o assenza delle previste autorizzazioni agli scarichi di tipo industriale e come previsto dal Codice dell’Ambiente (Art. 137), rischiano l’arresto da due mesi a due anni o l’ammenda da 1500 a 10mila euro. Le indagini hanno preso il via prevalentemente dalle segnalazioni di privati cittadini allarmati dai rischi di contaminazione delle falde acquifere. I carabinieri del Noe hanno effettuato indagini su aziende operanti nei settori delle materie plastiche, chimiche, di produzione di materiale ferroso, officine meccaniche, autolavaggi nonché alberghi e plessi ospedalieri pubblici o privati. I controlli hanno consentito di accertare sversamenti illegali, spesso di sostanze altamente inquinanti e tossiche nelle fognature pubbliche, in canali di scolo o nei casi più gravi in corpi idrici superficiali (mare, fiumi o torrenti).

Ingente il valore dei sequestri operati che hanno superato i cinque milioni di euro e riguardato condotte di scarico, vasche di deposito reflui, pozzi, e nei casi più gravi interi impianti di produzione\aziende, dei quali è stata sospesa temporaneamente l’attività. Analoghi controlli verranno reiterati nei prossimi mesi anche in altre Regioni. Per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa «quello di oggi è un grandissimo risultato, sia per le dimensioni dell’operazione, sia perché dimostra che la sinergia tra cittadini e forze dell’ordine è un’arma formidabile contro i crimini ambientali. Il mio appello è: continuate a segnalare


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