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«Una recente sperimentazione ha fornito dati molto incoraggianti sulla possibilità che il Leccino, non autocompatibile, possa essere impollinato con buona efficacia da FS 17. In attesa di disporre di altre cultivar resistenti alla Xylella, questa sarebbe già una soluzione al problema dell’impollinazione del Leccino».

Così Donato Boscia, responsabile dell’Ipsp del Cnr di Bari, annuncia i primi esiti dello studio condotto dal suo istituto e dal centro di ricerca Crsfa di Locorotondo (Bari), in una nota diffusa da Coldiretti Puglia in occasione della presentazione alla Fiera del Levante del progetto di ricerca ‘Un Getsemani in Salento – Xylella quick tollerance test’, che vede coinvolti l’Azienda Forestaforte di Giovanni Melcarne, gli stessi Crsfa e Ipsp-Cnr, con l’Università di Bari (Disspa e Disaat). Sono 15mila i semenzali “osservati speciali” e 440 le cultivar usate nella sperimentazione con gli innesti.

«Bisogna ridare agli agricoltori le chiavi del futuro – sottolinea Gianni Cantele, presidente Coldiretti Lecce – attraverso i reimpianti, gli innesti e la sperimentazione, privilegiando tutte le piante ospiti appartenenti a varietà per le quali vi sia una evidenza scientifica, anche se non definitiva, su tolleranza e resistenza al batterio. Ciò consentirebbe alle aziende nell’area infetta, al di sotto quindi dei 20 Km dal limite di demarcazione, di riprendere l’attività agricola, grazie alla possibilità di reimpianto anche di altre varietà tradizionali quali il ciliegio dolce e il mandorlo per le quali le ricerche scientifiche, ancorché non completate, unite all’osservazione empirica, stanno dimostrando da 6 anni una elevata resistenza al batterio».


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