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Nel 2018 le aziende agrituristiche segnano, rispetto al 2017, una lieve crescita (+0,9%), con un saldo positivo di 209 aziende. A livello territoriale si registra un aumento nel Sud (+4,6%), nel Centro (+1,4%) e nel Nord-ovest (+1,3%) e una flessione nelle Isole (-7,6%). Rimane sostanzialmente invariato il Nord-est (0,5%). Al Sud la regione più dinamica è la Puglia (+16,5%), nel Centro sono l’Umbria e il Lazio (+ 2%) mentre nel Nord-est la crescita maggiore si registra nel Veneto (+2,2%).

Nel Nord-ovest, a un aumento del 2,2% della Lombardia si associa una flessione del 3,2% della Valle D’Aosta. Nel complesso, questa variazione è la risultante di una dinamica demografica che da un lato vede un incremento delle aziende che cessano la loro attività (+15,2%) e, dall’altro, una flessione di quelle che hanno chiesto l’autorizzazione per l’apertura di una nuova attività (-16,5%), ma che in termini assoluti generano comunque un saldo positivo. Nel 2018, il 52,5% delle aziende agrituristiche si localizza in aree collinari, il 31,4% in zone montane e il 16,1% in zone pianeggianti. Toscana, Umbria e Trentino Alto Adige sono le regioni con la più alta densità di aziende agrituristiche (più di 20 aziende per 100 kmq). Altre aree ad alta densità si trovano nel Piemonte meridionale, nel settore occidentale della Liguria e sul versante occidentale del Veneto.

Nel Mezzogiorno le zone a maggiore densità si localizzano nella Puglia e in particolare nella zona del Salento. Tra il 2017 e il 2018, resta invariata la quota delle aziende a conduzione femminile sono il 36% del totale nazionale e passano da 8.483 a 8.563 (+0,9%). La presenza femminile è più elevata in Basilicata (50,8%), Liguria (49,8%), Campania (49,1%), Valle D’Aosta (48,3%) e Abruzzo (48%). Il Trentino-Alto Adige si conferma invece la regione con la minor incidenza di aziende agrituristiche a gestione femminile (14,8%) soprattutto nella provincia autonoma di Bolzano.

 

 


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