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Nei bunker si celano le storie di Camorra, ‘Ndrangheta o Mafia. A Bari, nel nuovo spazio polifunzionale Artemisia inaugurato lunedì scorso nel quartiere di Santo Spirito c’è ancora, intatto, un ambiente segreto del boss Antonello Lazzarotto. La villa sequestrata nel 1992, roccaforte per il traffico di sostanze stupefacenti come la cocaina, è stata assegnata alla cooperativa sociale Caps per dar vita a un punto di inclusione sociale, bistrot e bed&breakfast. Al taglio del nastro, lunedì scorso, ha partecipato anche il ministro degli Interni Luciana Lamorgese.

Ma nel sottosuolo si respira ancora l’atmosfera criminale degli anni ’90. Da un piccolo pertugio di quello che un tempo era il salone della villa in stile ottocentesco si accede a un bunker ideato per eludere i controlli delle forze dell’ordine soprattutto quando gli affiliati dei clan Parisi, Strisciuglio e Capriati o i clienti della Bari bene erano intenti ad acquistare grosse partite di droga. Sei gradini verso il basso ed ecco le stanze dei segreti con in fondo una cassaforte a muro, ormai spalancata e corrosa dall’umidità (foto d’anteprima).

Oggi Artemisia guarda al futuro senza però dimenticare le origini. La struttura da 1500 mq ha accolto un gruppo di giovani “Care Leavers”, ragazzi di età compresa tra i 18 e i 21 anni, rimasti privi di validi supporti o che già da minori hanno vissuto esperienze di accoglienza extra familiare in comunità educative. Gli chef del futuro vivranno un intenso percorso formativo e di inserimento lavorativo all’interno della “Accademia del Turismo”.


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